
Il punteggio FRAX prevede i futuri ricoveri ospedalieri dovuti a cadute
Secondo i risultati di uno studio di coorte basato sulla popolazione pubblicato sul “Journal of Bone and Mineral Research” da Fatima Zarzour, dell’Università del Manitoba a Winnipeg, in Canada, una maggiore probabilità di frattura calcolata con lo strumento di valutazione del rischio di frattura (FRAX) è strettamente associata a futuri ricoveri ospedalieri dovuti a cadute.
È quanto emerge da un’ampia analisi condotta su 88.684 individui di età pari o superiore a 40 anni, arruolati nel Manitoba BMD Program e seguiti per un periodo medio di 8,6 anni. La popolazione, con età media di 64,6 anni e in larga maggioranza femminile (89,5%), è stata valutata al baseline mediante DXA con calcolo della probabilità di frattura osteoporotica maggiore (MOF) tramite FRAX.
Nel corso del follow-up, 9715 soggetti (11,0%) hanno avuto un’ospedalizzazione associata a caduta; in 3363 casi (3,8%) l’evento non era correlato a una frattura concomitante. L’analisi mediante regressione di Cox ha mostrato che ogni incremento di una deviazione standard della probabilità di frattura osteoporotica maggiore (MOF) si associa a un aumento significativo del rischio di ospedalizzazione per caduta, sia senza includere la BMD (HR: 2,47; IC al 95%: 2,41-2,52) sia includendola (HR: 2,48; IC al 95%: 2,43-2,53).
L’associazione si è mantenuta stabile nel tempo e coerente in diverse analisi di sensibilità, comprese quelle limitate alle cadute non associate a frattura, aggiustate per precedenti cadute o ristrette a individui senza storia di cadute. Risultati analoghi sono stati osservati anche considerando la probabilità di frattura dell’anca derivata da FRAX. Tutte le variabili incluse nello strumento, a eccezione della storia di frattura d’anca nei genitori, hanno mostrato una relazione positiva con il rischio di ospedalizzazione per caduta. Tra le variabili analizzate, l’età, il T-score del collo femorale e la storia di precedenti fratture sono risultati i predittori più influenti, confermando come i fattori di rischio clinico tradizionalmente associati alla salute ossea siano strettamente intrecciati con la stabilità posturale e il rischio di traumi.
Sebbene l’attuale algoritmo FRAX non includa ancora la storia di cadute come variabile di input primaria, questa ricerca suggerisce che i medici possono già utilizzare i punteggi ottenuti per identificare i pazienti ad alto rischio di eventi avversi gravi. Identificare precocemente questi soggetti permette di implementare strategie di intervento mirate, potenzialmente in grado di ridurre non solo le fratture, ma anche le disabilità e i costi sanitari derivanti dai ricoveri per cadute.
In conclusione, la probabilità di frattura misurata dal FRAX si dimostra uno strumento robusto che, integrando diversi fattori di rischio clinici, offre una visione d’insieme sulla vulnerabilità del paziente anziano, fornendo ai clinici una guida preziosa per una gestione proattiva della salute dei propri assistiti.


