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Artrite reumatoide, il dolore non articolare pesa sulla percezione di malattia e può influenzare le scelte terapeutiche

Il dolore non articolare rappresenta un elemento tutt’altro che marginale nell’artrite reumatoide attiva. Secondo uno studio clinico, pubblicato sulla rivista “Arthritis Care and Research” a prima firma di Charis Meng, del Weill Cornell Medical College a New York, la sua presenza è strettamente associata a una peggiore valutazione globale dello stato di salute da parte del paziente, un effetto spiegato in larga misura dall’intensità del dolore. I risultati richiamano l’attenzione sull’importanza di riconoscere questa componente dolorosa per evitare modifiche non necessarie della terapia con DMARD e favorire un approccio più mirato ai diversi tipi di dolore.

Dolore non articolare e valutazione globale della malattia da parte del paziente

Lo studio ha coinvolto 197 adulti con artrite reumatoide attiva che stavano iniziando un nuovo trattamento con un farmaco antireumatico modificante la malattia (DMARD). La popolazione era costituita prevalentemente da donne (83,8%), con un’età media di 55,1 anni, una durata media della malattia di 10,6 anni e un punteggio medio del Clinical Disease Activity Index pari a 23,9.

I partecipanti hanno indicato la presenza di dolore non articolare su una mappa corporea comprendente fino a 19 possibili sedi e hanno compilato questionari relativi alla valutazione globale della malattia da parte del paziente (Patient Global Assessment, PtGA) e all’intensità del dolore. L’obiettivo era verificare il legame tra dolore non articolare e PtGA e stabilire quanto tale relazione fosse mediata dall’intensità del dolore.

Il dolore non articolare è risultato estremamente frequente: era presente nel 92,9% dei pazienti al basale e nell’84,8% dopo tre mesi. L’analisi ha mostrato una relazione lineare significativa tra il numero di sedi dolorose non articolari e la valutazione globale del paziente. In particolare, per ogni ulteriore sede di dolore non articolare, il punteggio PtGA aumentava in media di 0,20 punti (β= 0,20; intervallo di confidenza al 95%: 0,12-0,28). L’intensità del dolore spiegava il 61,8% di questa associazione. Lo stesso andamento è stato osservato anche alla valutazione effettuata dopo tre mesi.

Nel complesso, i risultati suggeriscono che il dolore non articolare contribuisce in modo rilevante alla percezione di un peggior stato di salute nei pazienti con artrite reumatoide, indipendentemente dall’attività infiammatoria valutata clinicamente. Riconoscere questa componente può contribuire a interpretare con maggiore precisione la valutazione globale del paziente, riducendo il rischio di cambiamenti non necessari della terapia con DMARD e favorendo una gestione più specifica delle diverse tipologie di dolore.