
Artrite psoriasica: l’infiammazione sistemica e la sacroileite predicono il danno strutturale della colonna
Quasi un paziente con artrite psoriasica (PsA) su cinque sviluppa nel tempo nuovi sindesmofiti, segni radiografici di danno strutturale della colonna vertebrale. A favorire questa progressione non sono tanto le manifestazioni periferiche della malattia quanto due fattori ben precisi: la persistenza dell’infiammazione sistemica e la presenza di sacroileite radiografica. È quanto emerge da un ampio studio longitudinale canadese pubblicato sulla rivista “Rheumatology” da Fadi Kharouf e colleghi del Gladman Krembil Psoriatic Arthritis Program dell’Università di Toronto.
L’interessamento assiale rappresenta una delle manifestazioni più complesse e meno comprese dell’artrite psoriasica. Sebbene sia noto che tra il 25% e il 70% dei pazienti possa sviluppare coinvolgimento della colonna e delle articolazioni sacroiliache, i fattori che determinano la comparsa e la progressione del danno strutturale rimangono poco definiti. Per colmare questa lacuna, gli autori hanno analizzato i dati di una delle più grandi coorti prospettiche di PsA al mondo, seguendo nel tempo oltre 1.500 pazienti sottoposti a valutazioni cliniche e radiografiche seriali.
Lo studio delle lesioni vertebrali nell’artrite psoriasica
L’analisi ha incluso 1.584 soggetti con età mediana di 45 anni e una durata mediana di malattia di circa tre anni al momento dell’ingresso nello studio. Al basale, il 13,8% presentava già sindesmofiti, mentre il 22,7% mostrava segni di sacroileite radiografica. Durante un follow-up mediano di 8,5 anni, 166 dei 922 pazienti inizialmente privi di sindesmofiti hanno sviluppato nuove lesioni vertebrali, corrispondenti a un’incidenza del 18%. Il tempo mediano alla comparsa dei sindesmofiti è risultato pari a 5,8 anni.
Un risultato particolarmente interessante riguarda l’evoluzione temporale del fenomeno. Il rischio di sviluppare nuovi sindesmofiti è diminuito progressivamente nelle coorti più recenti, suggerendo che i miglioramenti nella gestione clinica e la crescente disponibilità di farmaci biologici e target therapy possano aver contribuito a rallentare la progressione del danno assiale. Gli autori evidenziano infatti una marcata riduzione del rischio nelle decadi più recenti rispetto ai pazienti osservati tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta.
Nell’analisi multivariata, tuttavia, soltanto due variabili hanno mantenuto un’associazione indipendente con la formazione di nuovi sindesmofiti: i livelli elevati di velocità di eritrosedimentazione (VES) e un maggiore punteggio di sacroileite radiografica. In particolare, ogni incremento della VES era associato a un aumento del rischio di progressione strutturale, mentre il grado di danno delle articolazioni sacroiliache rappresentava il predittore più robusto di nuova ossificazione vertebrale.
Al contrario, altri indicatori clinici di attività di malattia, come il PASI, il numero di articolazioni tumefatte, la dattilite, l’entesite o il punteggio cDAPSA, non hanno mostrato un’associazione indipendente con la progressione radiografica una volta corretti i potenziali fattori confondenti.
Secondo gli autori, questi risultati rafforzano l’ipotesi che l’infiammazione persistente svolga un ruolo centrale nella patogenesi del danno assiale della PsA. La sacroileite potrebbe rappresentare non soltanto un marcatore di malattia più severa, ma anche un compartimento anatomico direttamente coinvolto nei processi che conducono alla neoformazione ossea e alla comparsa dei sindesmofiti.
Lo studio evidenzia inoltre che la prevalenza di malattia assiale aumenta nel tempo: dal 28,2% dei pazienti al basale si arriva al 43,6% dopo circa otto anni di osservazione, confermando come il coinvolgimento della colonna possa emergere progressivamente durante la storia naturale della malattia.
Nel complesso, i dati suggeriscono che un controllo efficace e precoce dell’infiammazione sistemica, insieme a un’attenta valutazione della sacroileite, possa rappresentare una strategia fondamentale per limitare il danno strutturale vertebrale nei pazienti con artrite psoriasica. Gli autori sottolineano inoltre che l’utilizzo dei farmaci biologici e delle targeted synthetic DMARD potrebbe contribuire a prevenire la progressione a lungo termine, un’ipotesi che dovrà essere ulteriormente confermata da studi futuri.
### Riferimento bibliografico
Kharouf F, Mehta P, Carrizo Abarza V, Gao S, Pereira D, Chow N, Gladman DD, Chandran V, Poddubnyy D. *Development of structural damage in the spine in patients with psoriatic arthritis: findings from a longitudinal cohort study*. Rheumatology. 2026;65(4):keag201.


