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Malattie reumatiche autoimmuni: oltre la metà dei pazienti convive con almeno una condizione dolorosa cronica

Nelle persone affette da malattie reumatiche autoimmuni, il dolore cronico raramente si presenta come un fenomeno isolato. Un’ampia analisi condotta su quasi 150.000 pazienti e pubblicata su “Arthritis Care & Research” mostra infatti che oltre la metà convive con almeno una condizione dolorosa cronica sovrapposta, mentre quasi un quarto presenta una vera e propria multimorbilità dolorosa. I risultati suggeriscono l’esistenza di pattern ricorrenti di co-occorrenza che potrebbero riflettere meccanismi fisiopatologici condivisi e rafforzano la necessità di un approccio sistematico allo screening e alla gestione del dolore.

Lo studio ha analizzato i dati del database statunitense Merative MarketScan Commercial Claims and Encounters relativi al periodo 2008-2021, identificando 149.742 adulti con malattie reumatiche autoimmuni, tra cui spondilite anchilosante, artrite psoriasica, artrite reumatoide, sindrome di Sjögren, lupus eritematoso sistemico e sclerosi sistemica. L’obiettivo era valutare il peso delle cosiddette chronic overlapping pain conditions (COPCs), un gruppo di sindromi caratterizzate da dolore persistente che comprende, tra le altre, fibromialgia, lombalgia cronica, emicrania, sindrome dell’intestino irritabile, sindrome da fatica cronica, disturbi temporo-mandibolari e condizioni dolorose pelviche.

L’analisi ha evidenziato che il 57,5% dei pazienti con malattia reumatica autoimmune presentava almeno una COPC. Inoltre, il 22,7% risultava affetto da più condizioni concomitanti. Tra tutte le sindromi considerate, la lombalgia cronica è risultata la più frequente, con una prevalenza del 41,4%, seguita dalla fibromialgia, presente nel 21,1% dei casi. La prevalenza delle COPCs è risultata particolarmente elevata nelle donne e nella fascia di età compresa tra 31 e 50 anni.

Un aspetto rilevante emerso dallo studio riguarda la tendenza di molte condizioni dolorose a manifestarsi insieme più spesso di quanto ci si aspetterebbe per puro caso. Ad esempio, l’associazione tra fibromialgia e lombalgia cronica ha mostrato un rapporto osservato/atteso pari a 1,35, mentre quello tra emicrania e lombalgia cronica ha raggiunto 1,42. Ancora più marcata è risultata la relazione tra dolore pelvico cronico urologico e vulvodinia, che ha fatto registrare un odds ratio di 10,46, configurandosi come una delle diadi più fortemente associate.

Secondo gli autori, l’elevata frequenza di queste combinazioni e la presenza di pattern distinti di multimorbilità suggeriscono possibili meccanismi biologici condivisi tra le diverse condizioni dolorose. In questo contesto, lo screening routinario delle COPCs nei pazienti con malattie reumatiche autoimmuni potrebbe favorire una presa in carico più completa del dolore. Lo studio sottolinea inoltre l’importanza di interventi multimodali non oppioidi mirati soprattutto alle associazioni più comuni di condizioni dolorose, con l’obiettivo di migliorare il controllo dei sintomi e ridurre i rischi correlati all’impiego degli oppioidi in questa popolazione.