
Sviluppo di lesioni strutturali alla colonna vertebrale nei pazienti affetti da PsA
L’infiammazione sistemica e il danno sacroiliaco radiografico si confermano i principali motori della progressione assiale nell’artrite psoriasica (PsA). È questa la conclusione più rilevante di uno studio longitudinale pubblicato sulla rivista “Rheumatology” a prima firma di Fadi Kharouf, dello University Health Network di Toronto, in Canada, che ha analizzato oltre 40 anni di osservazione clinica nella storica coorte canadese del Gladman Krembil Psoriatic Arthritis Program di Toronto.
L’analisi ha coinvolto 1584 pazienti con artrite psoriasica seguiti prospetticamente tra il 1978 e il 2025. Tra i 922 soggetti privi di sindesmofiti al basale e sottoposti a radiografie seriali della colonna, il 18% ha sviluppato nuove lesioni strutturali nel corso del follow-up, con un tempo mediano di comparsa di circa sei anni. Un dato che conferma come il coinvolgimento assiale nella PsA non rappresenti una manifestazione marginale, ma una componente evolutiva clinicamente significativa.
Un dato estremamente rilevante emerso dalla ricerca riguarda però i fattori predittivi. Dopo aggiustamento per variabili cliniche e terapeutiche, solo due elementi sono rimasti associati in modo indipendente allo sviluppo di nuovi sindesmofiti: l’aumento della VES e il punteggio di sacroileite radiografica. In altre parole, la persistenza dell’infiammazione sistemica e il danno assiale già documentabile alle sacroiliache sembrano identificare il fenotipo a maggior rischio di progressione strutturale spinale.
Gli autori sottolineano inoltre un dato incoraggiante: il rischio di progressione radiografica si è progressivamente ridotto nelle decadi più recenti. Rispetto agli anni Ottanta, l’incidenza di nuovi sindesmofiti appare nettamente inferiore nei pazienti osservati dopo il 2000, verosimilmente grazie alla diagnosi più precoce e alla crescente disponibilità di farmaci biologici e DMARD sintetici mirati. Anche l’uso dei TNF-inibitori, nelle analisi univariate, è risultato associato a una riduzione del rischio di progressione.
Lo studio contribuisce anche al dibattito ancora aperto sulla definizione di PsA con progressione assiale. Gli autori ricordano come questa forma presenti caratteristiche differenti rispetto alla spondiloartrite assiale classica: minore associazione con HLA-B27, coinvolgimento più frequente di cute e unghie, sacroileite spesso asimmetrica e sindesmofiti non marginali. Tuttavia, i meccanismi di progressione strutturale sembrano condividere con l’axSpA il ruolo centrale dell’infiammazione persistente.
Dal punto di vista pratico, il lavoro rafforza l’idea che il controllo precoce e continuativo dell’attività infiammatoria possa avere un impatto non solo sintomatico ma anche strutturale nell’artrite psoriasica assiale. Una prospettiva particolarmente rilevante in attesa dei risultati definitivi dello studio internazionale AXIS, destinato a ridefinire classificazione e fenotipizzazione dell’axial PsA.


