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Artrite indifferenziata, valutazione a lungo termine degli esiti del trattamento

Nei pazienti con artrite indifferenziata di recente insorgenza, l’avvio precoce di una terapia con DMARD può accelerare il miglioramento clinico rispetto a un approccio inizialmente sintomatico, ma nel lungo periodo gli esiti tendono a essere favorevoli indipendentemente dalla strategia terapeutica adottata. È questa la principale indicazione che emerge dallo studio randomizzato I CEA, che ha confrontato metotrexato, baricitinib e terapia con FANS in una popolazione contemporanea di pazienti con artrite indifferenziata. I risultati sono pubblicati sulla rivista “RMD Open” in un articolo a prima firma di Isabell S Nevins, dell’Università di Leiden, nei Paesi Bassi.

La ricerca, condotta in sette centri olandesi, ha coinvolto 85 pazienti con artrite infiammatoria precoce non classificabile come artrite reumatoide secondo i criteri ACR/EULAR 2010. I partecipanti sono stati assegnati a trattamento con FANS (29 pazienti), metotrexato (28) o baricitinib (28), dopo una singola infiltrazione o somministrazione intramuscolare di glucocorticoidi.

L’endpoint principale era la variazione dell’attività di malattia misurata con il Disease Activity Score (DAS) a tre mesi. In questa fase, il beneficio più evidente è stato osservato con baricitinib, che ha determinato una riduzione del DAS significativamente superiore rispetto ai FANS, con una differenza media aggiustata di -0,52 punti (IC al 95% da -0,93 a -0,11; p= 0,01). Anche il metotrexato ha mostrato un miglioramento numericamente simile (-0,39 punti rispetto ai FANS), senza tuttavia raggiungere la significatività statistica (p= 0,09).

I valori medi di DAS a tre mesi confermano questa tendenza: 2,2 nel gruppo FANS, 1,8 nel gruppo metotrexato e 1,9 nel gruppo baricitinib. Parallelamente, le percentuali di remissione clinica (DAS< 1,6) sono risultate pari al 36% con FANS, al 41% con metotrexato e al 44% con baricitinib. Anche il tempo mediano necessario per raggiungere la remissione è apparso più breve nei gruppi trattati con DMARD: 12 settimane con FANS, 8 settimane con metotrexato e appena 4 settimane con baricitinib.

Il vantaggio iniziale, tuttavia, tende ad attenuarsi nel corso del follow-up. A 12 mesi non sono emerse differenze statisticamente significative tra i tre gruppi. Il DAS medio è risultato pari a 1,6 con FANS, 1,3 con metotrexato e 1,7 con baricitinib. Anche le percentuali di remissione si sono mantenute elevate in tutti i gruppi, raggiungendo il 56% con FANS, il 67% con metotrexato e il 40% con baricitinib.

Un dato interessante riguarda la progressione verso l’artrite reumatoide classificabile. Dopo un anno, soddisfaceva i criteri ACR/EULAR il 26% dei pazienti inizialmente trattati con FANS, contro il 13% di quelli assegnati a metotrexato e il 15% di quelli trattati con baricitinib, pur senza differenze statisticamente significative tra i gruppi.

Sul fronte della sicurezza, gli eventi avversi gravi sono rimasti poco frequenti. Nessun caso è stato registrato nel gruppo FANS, mentre si sono verificati un evento nel gruppo metotrexato e quattro nel gruppo baricitinib nel corso dei 12 mesi di osservazione. Gli autori sottolineano tuttavia che lo studio non era dimensionato per valutare differenze di sicurezza tra i trattamenti.

Nel complesso, i risultati suggeriscono che l’impiego precoce di metotrexato o baricitinib nell’artrite indifferenziata contemporanea può offrire un controllo più rapido dell’attività di malattia rispetto alla sola terapia sintomatica. Tuttavia, considerando che gli esiti a un anno sono risultati generalmente favorevoli in tutti i gruppi, la decisione di iniziare precocemente un DMARD dovrebbe essere personalizzata, tenendo conto degli obiettivi del paziente, del profilo di rischio e della possibilità che una quota di soggetti vada incontro a remissione spontanea.