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Dolore cronico, riconoscere il terapista del dolore per cure più appropriate

Nonostante la Legge 38 del 2010 abbia riconosciuto il diritto dei cittadini ad accedere alla terapia del dolore, a oltre quindici anni dalla sua approvazione permane una diffusa confusione culturale e organizzativa che tende ancora a sovrapporre terapia del dolore e cure palliative, due ambiti assistenziali profondamente diversi

la denuncia arriva dagli Stati Generali del dolore cronico, una task force nazionale composta da clinici specialisti e professionisti della salute, nata per promuovere il riconoscimento del dolore cronico come priorità di salute pubblica.

La terapia del dolore, sottolineano gli esperti, si rivolge a persone con dolore cronico non legato al fine vita, con l’obiettivo di ridurre o eliminare il dolore, migliorare la qualità della vita e favorire il recupero dell’autonomia e il reinserimento sociale e lavorativo. Le cure palliative, invece, riguardano soprattutto le fasi avanzate e terminali delle malattie, quando l’obiettivo principale è il controllo dei sintomi.

Secondo gli Stati Generali, il terapista del dolore deve essere riconosciuto come figura specialistica di riferimento per la diagnosi e il trattamento del dolore come patologia autonoma, capace di coordinare percorsi multidisciplinari e terapie complesse. Oggi restano criticità rilevanti: reti territoriali disomogenee, dati insufficienti, applicazione non uniforme della normativa, scarsa strutturazione dei percorsi e limitata visibilità della disciplina nella programmazione sanitaria.

Per questo viene chiesto il rafforzamento delle reti cliniche regionali, la piena attuazione della Legge 38, una formazione specialistica più solida e percorsi omogenei su tutto il territorio nazionale.