Il dolore cronico aumenta il rischio di ipertensione

Il dolore cronico espone a un maggiore rischio di sviluppare ipertensione, secondo una relazione complessa e multifattoriale mediata da infiammazione e depressione. A queste conclusioni giunge uno studio prospettico di coorte da poco apparso su Hypertension che ha analizzato i dati di oltre 206.000 soggetti dell’UK Biobank.

Lo studio aveva come obiettivo quello di indagare l’associazione tra differenti caratteristiche del dolore (tipologia, localizzazione, diffusione) e il rischio di ipertensione, e se tale associazione fosse in qualche misura mediata dalla presenza di depressione, infiammazione o trattamenti farmacologici in corso.

I dati sono stati analizzati con un modello di regressione a variabili multiple di Cox. Considerato un follow up mediano di 13,5 anni, l’ipertensione è stata riscontrata nel 9,62% dei partecipanti. Rispetto ai soggetti in assenza di dolore, quelli con dolore di breve durata (HR 1,10, IC 95%1,03-1,17), dolore cronico localizzato (HR 1,20, 1,14-1,26) e dolore cronico diffuso (HR 1,75, 1,52-2,00) mostravano un aumentato rischio di sviluppare ipertensione.

È stata inoltre, osservata una relazione del tipo dose-risposta tra il numero di siti colpiti dal dolore e ipertensione. In particolare le forme croniche di cefalea, cervicale, lombalgia, dolore addominale, dolore all’anca, dolore diffuso, come anche il dolore cronico muscolo-scheletrico correlavano con un maggiore rischio di ipertensione. L’associazione tra le due condizioni era mediata per 11,3% dalla depressione e per lo 0,4% dall’infiammazione, misurata tramite proteina C-reattiva. Trattamenti farmacologici quali FANS, oppioidi, antidepressivi, aspirina non hanno influito in maniera statisticamente significativa sull’associazione.

In conclusione, gli autori sottolineano come questi risultati corroborino la necessità di attuare strategie di gestione del dolore con monitoraggio dei valori pressori in modo da intercettare precocemente la comparsa di ipertensione.