
Bifosfonati e sindrome da dolore regionale complesso: benefici modesti e limitati nel tempo
Secondo uno studio pubblicato sugli “Annals of Internal Medicine”, i bifosfonati possono ridurre l’intensità del dolore nella sindrome da dolore regionale complesso (CRPS) nel breve termine.
Michael C. Ferraro, dell’Università del New South Wales a Sydney, in Australia, e colleghi hanno condotto una revisione sistematica con metanalisi per esaminare l’efficacia e la sicurezza dei bifosfonati rispetto al placebo per la CRPS.
Sono stati inclusi undici studi randomizzati e controllati che hanno arruolato adulti con CRPS (tipo I o II) per il trattamento con bifosfonati (alendronato, clodronato, neridronato, pamidronato e zoledronato) o placebo. I soggetti coinvolti erano complessivamente 754, nel 97% dei casi con CRPS di tipo I.
Gli esiti primari erano l’intensità del dolore e gli eventi avversi. I dati sono stati sintetizzati con meta-analisi a effetti casuali. Il rischio di bias e la certezza delle prove sono stati valutati utilizzando lo strumento Cochrane Risk of Bias 2 e il GRADE (Grading of Recommendations Assessment, Development and Evaluation).
I bifosfonati possono determinare una differenza minima o nulla nell’intensità del dolore nel breve termine (≤4 settimane; scala da 0 a 100; differenza media [MD], −9,1; IC al 95%: da −19,2 a 1,1; bassa certezza). A breve termine (>4 settimane a 3 mesi; punto temporale primario), i bifosfonati possono ridurre l’intensità del dolore (MD, −10,0; IC al 95%: da -18,9 a -1,1; bassa certezza), mentre nel medio termine (>3-6 mesi) possono determinare una differenza minima o nulla nell’intensità del dolore (MD: 8,0; IC al 95%: da -15,4 a 31,4; bassa certezza).
Infine, le prove sono molto incerte riguardo agli effetti dei bifosfonati sull’intensità del dolore a lungo termine (>6 mesi; MD, −2,5; IC al 95%: da -19,6 a 14,6). I bifosfonati aumentano probabilmente il rischio di eventi avversi (rapporto di rischio: 1,1; IC al 95%: 1,0 -1,2; certezza moderata).


