APS ostetrica: i criteri ACR/EULAR 2023 rischiano di perdere le pazienti a rischio

I nuovi criteri classificativi ACR/EULAR 2023 per la sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) mostrano una sensibilità sorprendentemente bassa nelle donne con forma ostetrica primaria e, soprattutto, non riescono a identificare quelle esposte a complicanze gravidiche future. È questo il messaggio chiave che emerge da uno studio multicentrico italiano, illustrato sulle pagine della rivista “Arthritis Care & Research” a prima firma di Francesca Ruffilli dell’Università di Ferrara, che invita alla prudenza nell’applicazione clinica di questi criteri.

Negli ultimi anni, la revisione dei criteri classificativi dell’APS ha cercato di migliorare la specificità diagnostica, introducendo un sistema a punteggio che integra elementi clinici e laboratoristici. Tuttavia, il rovescio della medaglia sembra essere una riduzione significativa della sensibilità, almeno in alcuni sottogruppi di pazienti. Lo studio in questione ha analizzato una coorte reale di 122 donne con diagnosi di APS ostetrica primaria, seguite in due centri reumatologici italiani tra il 2006 e il 2023.

Il confronto tra i criteri di Sydney del 2006 e i nuovi criteri ACR/EULAR 2023 evidenzia una discrepanza rilevante: mentre oltre il 75% delle pazienti soddisfaceva i criteri tradizionali, solo il 23% rientrava nella nuova classificazione. La principale causa di esclusione era rappresentata da un punteggio clinico insufficiente, in particolare nelle pazienti con perdite fetali isolate, che da sole non raggiungono la soglia richiesta dal nuovo sistema. In altri casi, il limite era laboratoristico, come nelle pazienti con sola positività per IgM aPL, oppure una combinazione di entrambi i fattori.

L’aspetto forse più critico emerge dal follow-up. A cinque anni dalla diagnosi, oltre un quarto delle donne che avevano intrapreso una gravidanza ha sviluppato nuove complicanze ostetriche. E, dato particolarmente rilevante per la pratica clinica, la maggior parte di queste pazienti non soddisfaceva i criteri ACR/EULAR 2023 al baseline. In altre parole, il nuovo sistema classificativo non solo seleziona meno pazienti, ma rischia anche di escludere proprio quelle che andranno incontro a eventi avversi.

Questi risultati sollevano interrogativi importanti sull’utilizzo dei criteri classificativi nella pratica quotidiana. Come noto, tali criteri nascono con finalità di ricerca e non diagnostiche, ma nella realtà clinica spesso finiscono per orientare decisioni terapeutiche. In questo contesto, una loro applicazione rigida potrebbe tradursi in un sottotrattamento, con conseguente aumento del rischio di complicanze gravidiche ricorrenti.

Il lavoro sottolinea quindi la necessità di mantenere un approccio clinico critico e individualizzato nella gestione dell’APS ostetrica. I criteri ACR/EULAR 2023 rappresentano certamente un passo avanti nella standardizzazione della ricerca, ma non possono sostituire il giudizio clinico, soprattutto in un ambito complesso e ad alto impatto come quello della medicina materno-fetale.