
Antibiotici inefficaci nella lombalgia cronica con ernia del disco: il nuovo trial sconsiglia il loro impiego
La terapia antibiotica con amoxicillina-acido clavulanico non riduce il dolore né migliora la disabilità nei pazienti con lombalgia cronica associata a ernia del disco, nemmeno nei soggetti con alterazioni di Modic alla risonanza magnetica. È questa la conclusione del più ampio studio randomizzato sull’argomento, pubblicato su JAMA Network Open e firmato come primo autore da Flavia M. Cicuttini, della School of Public Health and Preventive Medicine, Monash University (Melbourne, Australia).
Negli ultimi anni l’ipotesi che una quota di lombalgie croniche possa essere sostenuta da infezioni batteriche a bassa virulenza dei dischi intervertebrali ha alimentato un vivace dibattito, spingendo alcuni clinici a prescrivere antibiotici, soprattutto nei pazienti refrattari ai trattamenti convenzionali. I risultati della letteratura, tuttavia, sono rimasti controversi e le raccomandazioni delle linee guida non hanno mai sostenuto in modo convincente questa strategia terapeutica.
Per chiarire definitivamente la questione, gli autori hanno condotto uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, che ha coinvolto 170 pazienti di età compresa tra 18 e 60 anni con lombalgia cronica ed ernia discale documentata alla risonanza magnetica. I partecipanti sono stati assegnati a ricevere amoxicillina-acido clavulanico 500/125 mg due volte al giorno oppure placebo per 90 giorni, con un follow-up di dodici mesi.
La terapia antibiotica non ha determinato una riduzione del dolore superiore al placebo
L’endpoint principale era rappresentato dall’intensità del dolore lombare. Al termine del follow-up non è emersa alcuna differenza significativa tra i due gruppi. La terapia antibiotica non ha determinato una riduzione del dolore superiore al placebo né a tre mesi né a dodici mesi. Analogamente, non sono stati osservati benefici nei principali endpoint secondari, inclusa la disabilità funzionale.
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda l’analisi dei pazienti con alterazioni di Modic, considerate da alcuni come il sottogruppo potenzialmente più responsivo alla terapia antibiotica. Anche in questa popolazione gli antibiotici non hanno dimostrato alcun vantaggio rispetto al placebo, mettendo in discussione una delle principali ipotesi fisiopatologiche che avevano sostenuto l’impiego di questa strategia.
Sul piano della sicurezza, il trattamento si è associato a un numero maggiore di eventi avversi rispetto al placebo. Sebbene gli eventi gravi siano stati rari e distribuiti in modo analogo nei due gruppi, gli eventi avversi complessivi sono risultati più frequenti nei pazienti trattati con amoxicillina-clavulanato (40% contro 23,5%), rafforzando il rapporto rischio-beneficio sfavorevole dell’approccio.
Secondo gli autori, questi risultati assumono un’importanza che va oltre la gestione della lombalgia cronica. L’uso inappropriato degli antibiotici contribuisce infatti allo sviluppo dell’antimicrobico-resistenza, oggi considerata una delle principali minacce per la salute pubblica mondiale. In assenza di un beneficio clinico dimostrato, il ricorso agli antibiotici nei pazienti con lombalgia cronica ed ernia discale non trova quindi giustificazione e dovrebbe essere scoraggiato nella pratica clinica.
Lo studio fornisce così una delle prove più solide disponibili contro l’utilizzo degli antibiotici nella lombalgia cronica, contribuendo a chiudere una controversia che negli ultimi anni aveva alimentato aspettative non supportate da evidenze robuste.


