Arterite di Takayasu, efficacia simile per TNFi e tocilizumab

Nell’arterite di Takayasu (TAK), gli inibitori del TNF (TNFi) e tocilizumab (TCZ) mostrano un’efficacia clinica complessivamente simile. Ma due elementi emergono con particolare interesse: dopo il fallimento di un biologico, cambiare trattamento può consentire di recuperare la risposta nella grande maggioranza dei pazienti, mentre l’età di esordio della malattia sembra associarsi in modo diverso alla risposta alle due strategie terapeutiche.

È quanto emerge da uno studio che ha confrontato TNFi e TCZ combinando i dati di due coorti indipendenti di pazienti con TAK. Complessivamente sono stati inclusi 151 pazienti, 57 appartenenti alla coorte A e 94 alla coorte B. Nel corso del follow-up, 129 pazienti hanno ricevuto un TNFi e 56 sono stati trattati con TCZ.

La risposta clinica è stata osservata nel 72,1% dei pazienti trattati con TNFi e nel 60,7% di quelli che hanno ricevuto TCZ. La differenza non ha raggiunto la significatività statistica (p= 0,17), indicando un’efficacia complessivamente simile dei due approcci.

Il confronto è stato approfondito in un sottogruppo seguito prospetticamente secondo un protocollo di ricerca standardizzato. Prima e dopo il trattamento sono stati valutati il giudizio globale del medico (PGA), la proteina C-reattiva (CRP), la velocità di eritrosedimentazione (VES) e l’attività di malattia alla FDG-PET. Anche su questi parametri non sono emerse differenze significative tra TNFi e TCZ, con valori di p superiori a 0,30.

Un dato particolarmente rilevante per la pratica clinica riguarda i pazienti nei quali il primo trattamento non aveva funzionato. Il passaggio a un altro TNFi oppure lo switch tra TNFi e TCZ ha determinato una risposta clinica in 31 pazienti su 33, pari al 94%. I risultati sostengono quindi la possibilità di ricorrere a un cambio di biologico dopo un fallimento terapeutico.

Le differenze associate all’età di esordio della malattia

Lo studio mette inoltre in evidenza una possibile relazione tra età di esordio della TAK e risposta al trattamento. Tra i pazienti trattati con TNFi, i responder avevano un’età mediana all’esordio significativamente più bassa rispetto ai non responder: 23 anni contro 33,5 anni (p= 0,0039). Per TCZ è stato osservato il quadro opposto: i responder erano più anziani, con un’età mediana all’esordio di 35 anni rispetto a 21,5 anni nei non responder (p= 0,0043).

A questa osservazione clinica si affiancano i dati sulle citochine. Nei pazienti con esordio della malattia prima dei 30 anni sono stati rilevati livelli aumentati di IL-6 e TNF rispetto ai controlli sani della stessa età, mentre questo pattern non è stato osservato nei pazienti con esordio in età più avanzata.

Nel complesso, i risultati indicano dunque un’efficacia simile di TNFi e tocilizumab nella TAK e supportano lo switch terapeutico in caso di mancata risposta. Le differenze osservate in relazione all’età, insieme al diverso profilo citochinico dei pazienti con esordio prima dei 30 anni, suggeriscono inoltre che caratteristiche immunologiche legate all’età potrebbero contribuire a modulare la risposta ai diversi biologici.