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Artrite reumatoide precoce: riparare le erosioni ossee favorisce un miglior recupero funzionale

Nell’artrite reumatoide precoce, la parziale riparazione delle erosioni ossee potrebbe avere un significato clinico che va oltre il semplice controllo dell’infiammazione. Uno studio prospettico pubblicato sulla rivista “RMD Open” mostra infatti che la riduzione del volume delle erosioni, misurata mediante tomografia computerizzata quantitativa periferica ad alta risoluzione (HR-pQCT), è associata al miglioramento della funzione fisica indipendentemente dalla variazione dell’attività di malattia.

Lo studio ha coinvolto 101 pazienti con artrite reumatoide precoce, sottoposti per due anni a un trattamento secondo una strategia di tight control finalizzata al raggiungimento della remissione, definita da un Simplified Disease Activity Index (SDAI) ≤3,3. All’inizio dello studio e dopo 24 mesi, i pazienti sono stati sottoposti a HR-pQCT delle articolazioni metacarpofalangee dalla seconda alla quarta, così da quantificare le erosioni ossee e le loro variazioni nel tempo. La capacità funzionale è stata invece valutata mediante Health Assessment Questionnaire-Disability Index (HAQ-DI).

Dopo due anni, nelle analisi appaiate condotte su 98 pazienti sia l’attività di malattia sia l’HAQ-DI erano migliorati significativamente rispetto al basale (p< 0,001 per entrambi). Una parziale riparazione delle erosioni è stata osservata in 16 pazienti, pari al 16,3% del campione, mentre 38 pazienti, il 38,8%, hanno mostrato una progressione del danno erosivo.

Riparazione delle erosioni ossee correlata a un miglioramento del punteggio di disabilità

È proprio nel gruppo con riparazione parziale che emerge il dato più interessante. La riduzione del volume totale delle erosioni presentava una forte correlazione con il miglioramento dell’HAQ-DI (ρ= 0,719; p= 0,003). L’associazione rimaneva significativa anche nell’analisi di regressione lineare (β= 0,607; p= 0,003), indipendentemente dal contributo della variazione dell’attività di malattia misurata attraverso lo SDAI (β= 0,453; p= 0,018).

Uno scenario diverso è emerso tra i pazienti nei quali le erosioni sono progredite. In questo gruppo, il miglioramento dell’HAQ-DI risultava principalmente legato alla riduzione dell’attività di malattia, con un β di 0,755 (p< 0,001).

Lo studio ha inoltre individuato un possibile elemento associato alla progressione delle erosioni. Un maggior numero di articolazioni tumefatte al basale risultava associato alla progressione nell’analisi univariata (OR: 1,177; IC al 95%: 1,026-1,349; p= 0,020). L’associazione si manteneva dopo l’aggiustamento per il sesso (OR: 1,171; IC al 95%: 1,019-1,346; p= 0,026).

I risultati suggeriscono quindi che, nell’artrite reumatoide precoce, la riparazione almeno parziale delle erosioni documentata mediante HR-pQCT non rappresenti soltanto un cambiamento strutturale osservabile con l’imaging: la sua associazione indipendente con il miglioramento funzionale indica che la riduzione del danno erosivo potrebbe avere una rilevanza clinica distinta da quella derivante dal solo controllo dell’infiammazione.