La stimolazione nervosa percutanea periferica è stata utilizzata diffusamente per il trattamento del dolore cronico, mentre i dati riguardanti il dolore acuto post-operatorio sono scarsi e sporadici. In un nuovo studio apparso sulla rivista “Anesthesiology”, Brian Ilfeld dell’Università della California a San Diego e colleghi di una collaborazione di diversi istituti statunitensi illustrano nuovi dati di efficacia ottenuti in uno studio policentrico proprio sul dolore post-operatorio.

Prima dell’intervento, i soggetti reclutati hanno ricevuto l’impianto di un elettrodo in corrispondenza del nervo sciatico per la chirurgia maggiore del piede/caviglia (per esempio, correzione dell’alluce valgo), del nervo femorale per la ricostruzione del legamento crociato anteriore, o del plesso brachiale per la riparazione della cuffia dei rotatori, seguito da una singola iniezione di anestetico locale a lunga durata d’azione lungo lo stesso nervo/plesso.

Dopo l’intervento, i partecipanti sono stati randomizzati a 14 giorni di stimolazione elettrica (n = 32) o di stimolazione fittizia (n = 34) utilizzando un generatore di impulsi esterno in doppio cieco. Gli outcome del trattamento erano il consumo cumulativo di oppioidi (in equivalenti di morfina orale) e i punteggi medi del dolore giornaliero misurati sulla scala di valutazione numerica da 0 a 10 nei primi sette giorni del recupero post-operatorio.

Dall’analisi dei dati è emerso che il consumo di oppioidi nei partecipanti sottoposti a stimolazione attiva era una mediana di 5 mg rispetto a 48 mg nei pazienti sottoposti a trattamento placebo (rapporto delle medie geometriche: 0,20; p< 0,001). Durante questo stesso periodo, l’intensità media del dolore nei pazienti sottoposti a stimolazione attiva era una media (± deviazione standard) di 1,1 (± 1,1) contro 3,1 (±1,7) in quelli sottoposti a placebo (differenza: -1,8, p< 0,001).

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