Analizzati i dati di mobilità di adulti over 65

Nel primo anno dopo una frattura dell’anca, è frequente rilevare nei pazienti un notevole declino nella funzione e nel benessere rispetto ai coetanei senza frattura, secondo uno studio pubblicato sul “Journal of the American Academy of Orthopaedic Surgeons”. Il recupero avviene nel secondo e terzo anno.

Jay Swayambunathan, del National Institute for Arthritis and Musculoskeletal and Skin Diseases a Bethesda, nel Maryland (Usa), e colleghi hanno utilizzato i dati del National Health and Aging Trends Study per identificare i soggetti adulti con più di 65 anni di età che mantenevano un alto grado di mobilità ed erano ancora in grado di guidare l’auto. Hanno poi verificato quali di questi avevano una precedente frattura dell’anca.

I ricercatori hanno scoperto che nel primo anno dopo la frattura i pazienti con questo evento pregresso mostravano anche una notevole diminuzione della frequenza di dell’abitudine alla guida (76% rispetto al 95% in un gruppo di controllo abbinato) e della mobilità personale. Più nello specifico, avevano meno probabilità di uscire di casa (86% vs. 99 %), meno probabilità di lavorare e fare volontariato (17% vs. 44%), e più probabilità di sentirsi depressi nella maggior parte dei giorni (20% vs. 10%).

Tuttavia, entro due anni, le misure di mobilità e attività nel soggetti con frattura dell’anca sono tornati ai livelli del gruppo dei controlli abbinati. I risultati migliori sono risultati associati all’inserimento in reti sociali più ampie.

“Anche se la mortalità è elevata, i pazienti che sopravvivono recuperano sensibilmente funzione fisica e benessere nei tre anni successivi alla frattura”, scrivono gli autori. “Questi dati possono essere utili ai chirurghi per fornire un adeguato counselling ai pazienti e ai loro familiari”.

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