Circa il 90% degli specialisti ortopedici è consapevole dei danni che il fumo di sigaretta può causare al sistema muscolo-scheletrico, ma solo in un terzo dei casi il consenso da loro prestato ai pazienti contiene un riferimento alle possibili complicanze del tabagismo. È questo uno dei risultati emersi da una ricerca demoscopica realizzata dall’Istituto Ixè condotta per conto della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT). La ricerca è stata presentata nel corso del Virtual Forum SIOT “Combattere il fumo fino all’osso”.

Solo una percentuale limitata (29%) dei 350 medici interpellati insiste affinché il paziente smetta di fumare, mentre il 48% degli specialisti ha invitato il proprio paziente a ridurne il consumo in caso non fosse riuscito a smettere. Infine, il 14% dei medici ha dichiarato di non affrontare l’argomento.

“Quando si parla di fumo, quello della salute delle ossa è un tema spesso troppo sottovalutato e ignorato dall’opinione pubblica: in alcuni casi, per fortuna una minoranza, anche dagli specialisti stessi – ha spiegato Francesco Falez, past president della SIOT – Con questa ricerca e il Virtual Forum SIOT ‘Combattere il fumo fino all’osso’ organizzato a giugno scorso, abbiamo voluto promuovere un’azione di sensibilizzazione e confronto prima di tutto tra gli ortopedici, poi tra l’opinione pubblica per migliorare la consapevolezza tra i pazienti e individuare strategie diverse, mirate a ridurre gli effetti negativi del fumo sulla salute del sistema muscolo scheletrico”.

Interessanti anche le risposte date nell’ambito della stessa ricerca da un campione di 800 cittadini maggiorenni e 100 pazienti ortopedici. Nel primo gruppo, il 61% degli interpellati è al corrente che il fumo provoca anche un maggior rischio di osteoporosi, con conseguente aumento del numero di fratture, mentre il 57% (61% tra i pazienti ortopedici) sa che il fumo incide profondamente sul processo di guarigione delle patologie muscolo-scheletriche e degli interventi chirurgici. Tra i pazienti ortopedici, infine, il 63% ha riferito di non aver ricevuto domande sulle abitudini al fumo.

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