Da uno studio emerge una riduzione del tasso di riospedalizzazione

Per i pazienti sottoposti ad artroplastica dell’anca o del ginocchio, un programma di monitoraggio da remoto non influisce sul tasso di dimissione a casa, ma si traduce in una riduzione della riospedalizzazione. È questa la conclusione di un articolo pubblicato online su “JAMA Network Open” da Shivan J. Mehta dell’Università della Pennsylvania a Philadelphia e colleghi

Si tratta di uno studio clinico randomizzato che ha coinvolto 300 pazienti di età compresa tra 18 e 85 anni, che avevano in programma di sottoporsi a un intervento di artroplastica dell’anca o del ginocchio.

I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere un trattamento standard (N=153) o l’intervento associato a un monitoraggio da remoto (N=147), effettuato utilizzando un contapassi, un sistema di messaggistica per condividere obiettivi e risultati post-operatori, un dispositivo per tener conto del punteggio del dolore e un collegamento con i medici in caso di necessità. Una parte dei soggetti seguiti da remoto sono stati ulteriormente randomizzati a ricevere un supporto sociale e a utilizzare un sistema di gamification (videogiochi a scopo riabilitativo).

I ricercatori hanno scoperto che il tasso di dimissione non differiva significativamente tra il braccio di cura convenzionale e il braccio di intervento (57,3% vs. 56,8%). Il numero di passi non è significativamente aumentato tra coloro che hanno ricevuto il monitoraggio remoto più il supporto sociale e la gamification e rispetto al solo monitoraggio remoto. Rispetto alla cura convenzionale, si è però registrata una significativa riduzione del tasso di riospedalizzazione nel braccio di intervento (3,4% vs. 12,2%).

 

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