reumatoide-artrite

AR, i tassi di neoplasie maligne sono simili tra le diverse classi di DMARD

Uno studio osservazionale su scala nazionale condotto a Taiwan riporta nuovi dati rassicuranti sul profilo di sicurezza oncologica dei farmaci biologici e sintetici mirati (tsDMARD) utilizzati nell’artrite reumatoide (AR). L’analisi, basata su oltre 8.700 pazienti seguiti nella pratica clinica reale, suggerisce infatti che il rischio di neoplasie nei primi cinque anni di trattamento non varia in modo significativo tra le diverse classi terapeutiche attualmente disponibili.

L’indagine, pubblicata su “Therapeutic Advances in Musculoskeletal Disease”,  ha utilizzato il database sanitario nazionale taiwanese, coprendo un arco temporale di quasi vent’anni. Sono stati inclusi pazienti adulti con diagnosi recente di artrite reumatoide, mai esposti in precedenza a farmaci biologici, che hanno iniziato una terapia con DMARD biologici o sintetici mirati. L’endpoint principale era la comparsa di una prima diagnosi di tumore dopo l’avvio del trattamento.

Nel follow-up a cinque anni, il tasso complessivo di eventi oncologici è risultato pari al 2,16%, con valori sovrapponibili tra inibitori del TNF, tocilizumab, abatacept e tsDMARD. Anche le analisi a più lungo termine, fino a 18 anni, hanno confermato l’assenza di differenze statisticamente significative tra le varie opzioni terapeutiche, nonostante alcune variazioni numeriche tra i gruppi.

I fattori individuali pesano di più sul rischio oncologico

Il dato più rilevante emerso dallo studio riguarda piuttosto i fattori individuali associati al rischio oncologico. L’analisi multivariata identifica come determinanti indipendenti il sesso maschile, l’età più avanzata all’inizio della terapia, la presenza di patologie polmonari croniche – in particolare BPCO e condizioni correlate – e l’esposizione a dosi più elevate di corticosteroidi. Al contrario, l’uso concomitante di DMARD convenzionali come metotrexato, leflunomide e sulfasalazina, insieme a una maggiore frequenza di follow-up ambulatoriali, appare associato a un rischio ridotto.

Dal punto di vista clinico, questi risultati rafforzano un messaggio già emerso in letteratura ma spesso oggetto di dibattito: la scelta della classe di b/tsDMARD potrebbe avere un impatto meno determinante sul rischio di neoplasia rispetto al profilo del paziente e alla gestione complessiva della malattia. In particolare, il controllo ottimale dell’attività di malattia e una strategia steroidsparing sembrano elementi chiave non solo per gli outcome reumatologici, ma anche per la sicurezza a lungo termine.