Farmaci antidolorifici: tanti bisogni, ma scarsi investimenti

Sono scarsi gli investimenti in nuovi farmaci per alleviare il dolore. Lo rivela un nuovo report della Biotechnology innovation organization (Bio), la più grande associazione di advocacy al mondo, presente in più di 30 Paesi, che rappresenta l’industria biotecnologica. Il numero di programmi di sperimentazione clinica in corso per farmaci antidolorifici è sceso del 44%, da 220 nel 2017 a 124 nel 2022, secondo il report appena pubblicato.

I farmaci che arrivano alla fase clinica, infatti, affrontano difficoltà schiaccianti. Solo lo 0,7% dei nuovi antidolorifici è passato dalla fase 1 all’approvazione rispetto a un tasso complessivo del 6,5% per le terapie delle altre aree terapeutiche.

Unica eccezione nel mercato del dolore è il settore dell’emicrania, dove, negli ultimi anni, sono stati approvati diversi farmaci innovativi. Oltre a questo, il report evidenzia che, nel recente quinquennio, non ci sono state ulteriori approvazioni di nuovi farmaci mirati per affrontare le condizioni di dolore cronico.

Uno dei problemi principali è la mancanza di investimenti privati, che non corrisponde all’entità del problema e alla richiesta nella società, affermano gli autori. Rachel King, Ceo ad interim di Bio, ha detto:

affrontare questa esigenza insoddisfatta richiederà maggiori investimenti pubblici e privati. Ricostruire il panorama dell’innovazione del dolore potrebbe salvare migliaia di vite migliorandone altri milioni.”

Nuovi oppioidi in sperimentazione

Vari studi sono in fase di svolgimento. Presso l’Università della California, San Francisco (Ucsf), per esempio, è stata identificata una nuova serie di molecole non oppioidi che alleviano il dolore senza sedazione, secondo uno studio pubblicato il 30 settembre scorso su Science. La speranza è che i farmaci possano essere usati insieme agli oppioidi, abbassando la dose necessaria per alleviare il sintomo.

Se riuscissimo a creare un farmaco che funziona in combinazione con una dose molto più bassa di oppiacei, sarebbe un sogno che si avvera.”

dichiara Allan Basbaum, direttore del dipartimento di Anatomia presso l’Ucsf.

Le molecole identificate dagli scienziati sono agonisti del recettore α2A che, quando attivato, ha effetti antidolorifici. È lo stesso preso di mira da altri sedativi pesanti ma, a differenza di quelle già disponibili, le molecole in studio non hanno effetti sedativi.

Il recettore α2A si trova principalmente nel sistema nervoso centrale (Snc) che comprende il cervello e il midollo spinale. In alcune parti del Snc sono coinvolti nell’alleviare il dolore mentre, in altre, la sua attivazione produce effetti ipnotici e sedativi. I ricercatori stanno lavorando, in fase preclinica, su alcune di queste molecole che stimolano i percorsi antidolorifici senza toccare quelli sedativi e senza creare dipendenza. Gli studi futuri chiariranno anche questo importante aspetto anche se bisognerà aspettare alcuni anni perchè inizi la sperimentazione a livello clinico.