
WCO-IOF-ESCEO 2026: romosozumab tra evidenze cliniche e qualità di vita
Nella gestione delle donne ad alto rischio di frattura, nuove evidenze rimarcano l’importanza della scelta della sequenza terapeutica e dell’identificazione delle pazienti che possono beneficiare di un trattamento precoce, un approccio in cui romosozumab può avere un ruolo preminente. È quanto emerso in occasione del WCO-IOF-ESCEO 2026, il principale appuntamento internazionale dedicato all’osteoporosi e alle malattie muscoloscheletriche, in cui sono stati presentati nuovi dati che contribuiscono ad arricchire le evidenze sul ruolo del farmaco.
Il professor Nicola Napoli, della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma commenta i risultati dello studio STRUCTURE, le evidenze di real world dello studio ROMEO e la propria esperienza clinica, evidenziando come questi dati supportino una strategia romosozumab first nelle pazienti con osteoporosi severa e a elevato rischio di frattura.
Il dottor Giacomo Voltan, della Divisione Malattie del Metabolismo dell’Ospedale Universitario di Padova, presenta i risultati di uno studio pilota prospettico che mostra come il significativo incremento della densità minerale ossea ottenuto con romosozumab si accompagni a un miglioramento precoce e sostenuto della qualità di vita percepita dalle pazienti. Un dato che rafforza il valore degli outcome patient-centered e sottolinea l’importanza di integrare, nella pratica clinica, la valutazione dei benefici riferiti dalla paziente accanto agli endpoint tradizionali.


