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Osteoporosi, nelle donne in postmenopausa la dieta dovrebbe favorire l’equilibrio del microbiota intestinale

Un più elevato indice dietetico per il microbiota intestinale (DI-GM) potrebbe ridurre il rischio di osteoporosi nelle donne in postmenopausa. Lo evidenzia un’analisi pubblicata sulla rivista Medicine condotta su 3.520 donne di età ≥50 anni, partecipanti al programma NHANES.

Dopo aggiustamento per fattori confondenti, punteggi DI-GM elevati correlavano con una riduzione significativa del rischio di osteoporosi misurata a livello del femore.

Lo studio su microbiota e salute delle ossa

Negli ultimi anni, il microbiota intestinale è emerso come un importante regolatore del metabolismo osseo. Esso influenza l’assorbimento di calcio e fosforo, modula la risposta infiammatoria e produce metaboliti, in particolare acidi grassi a catena corta (SCFA), che promuovono la formazione ossea e riducono l’attività osteoclastica. La disbiosi intestinale, al contrario, è stata associata a infiammazione cronica di basso grado e perdita di massa ossea.

Poiché la composizione del microbiota dipende fortemente dalla dieta, si ipotizza che modelli alimentari in grado di favorire una flora batterica equilibrata possano avere effetti benefici sulla salute scheletrica.

Nello studio, i dati dietetici sono stati ottenuti tramite i questionari NHANES 24-hour dietary recall, mentre la BMD del femore è stata misurata mediante DXA. L’osteoporosi è stata definita secondo i criteri OMS. Le partecipanti sono state classificate in quartili di DI-GM, utilizzando il più basso come riferimento. L’associazione tra DI-GM e rischio di osteoporosi è stata analizzata tramite regressione logistica ponderata, con aggiustamento per età, etnia, BMI, apporto calorico, stato socioeconomico, fumo e attività fisica.

Le donne con punteggi DI-GM più alti presentavano un rischio significativamente inferiore di osteoporosi rispetto al gruppo di riferimento. In particolare, un punteggio medio (6 punti) era associato a una riduzione del rischio del 41% (OR 0,59; IC 95% 0,42–0,84), mentre un punteggio ≥7 comportava una riduzione del 44% (OR 0,56; IC 95% 0,38–0,84).

L’associazione risultava più evidente tra le donne caucasiche, mentre non raggiungeva significatività statistica negli altri gruppi etnici.

Questi risultati indicano che un’alimentazione favorevole alla salute del microbiota intestinale potrebbe contribuire alla prevenzione dell’osteoporosi. I meccanismi biologici ipotizzati includono l’aumento della produzione di SCFA con effetto antinfiammatorio, la riduzione della permeabilità intestinale e la modulazione del sistema immunitario con attenuazione della via RANKL/ OPG.

L’evidenza di una relazione inversa tra DI-GM e rischio di osteoporosi suggerisce che strategie nutrizionali volte a migliorare la diversità microbica potrebbero rappresentare un approccio preventivo non farmacologico