
Sinovite della mano, dall’ecografia un possibile nuovo predittore di mortalità
La sinovite della mano rilevata all’ecografia potrebbe essere associata a un aumento della mortalità per tutte le cause, soprattutto quando interessa entrambe le mani o più articolazioni. È quanto emerge dallo Xiangya Osteoarthritis Study, illustrato sulle pagine della rivista “Arthritis Care & Research”, che suggerisce un possibile significato della sinovite che va oltre il suo noto rapporto con dolore e osteoartrosi. Gli autori sottolineano tuttavia che il dato dovrà essere confermato da ulteriori studi prima di poter attribuire a questo reperto un ruolo come biomarcatore prognostico.
Lo studio con ecografia bilaterale delle mani
L’analisi ha coinvolto 3552 partecipanti, con un’età media di 64,4 ± 9,3 anni, per il 57,9% donne. Al basale tutti sono stati sottoposti a ecografia bilaterale delle mani per valutare la presenza di sinovite, classificata su una scala da 0 a 3 e considerata positiva in presenza di un grado pari o superiore a 2.
Nel corso di un follow-up medio di 5,72 anni sono stati registrati 393 decessi. Dopo l’aggiustamento per numerosi potenziali fattori confondenti — tra cui età, sesso, indice di massa corporea, fumo, consumo di alcol, attività fisica, osteoartrosi radiografica della mano, ipertensione, iperlipidemia e comorbidità — la presenza di sinovite ecografica è risultata associata a una mortalità per tutte le cause più elevata, con un hazard ratio aggiustato (aHR) di 1,26 (IC al 95%: 1,01-1,58).
L’associazione appariva più marcata quando il coinvolgimento era bilaterale. Rispetto ai partecipanti senza sinovite, quelli con interessamento di entrambe le mani presentavano un aHR di 1,42 (IC al 95%: 1,03-1,96), mentre per la sinovite unilaterale l’aHR era 1,20 (IC al 95%: 0,93-1,54).
Anche il numero di articolazioni coinvolte sembra avere un peso. Per una sola articolazione con sinovite l’aHR era pari a 1,19 (IC al 95%: 0,91-1,57), mentre in presenza di più di un’articolazione interessata saliva a 1,35 (IC al 95%: 1,02-1,80), con un andamento significativo all’aumentare del numero di articolazioni coinvolte (p per il trend <0,05).
Un ulteriore elemento arriva dalle analisi esplorative: l’associazione più forte è stata osservata per la sinovite delle articolazioni interfalangee distali, associata a un aHR di mortalità pari a 1,82 (IC al 95%: 1,14-2,91).
I risultati non dimostrano che la sinovite sia causa dell’aumento della mortalità. Indicano invece che questo reperto, in particolare quando bilaterale o poliarticolare, potrebbe rappresentare un marker di maggiore rischio di mortalità per tutte le cause. Secondo gli autori, l’ecografia, metodica non invasiva e accessibile, potrebbe quindi offrire uno strumento per identificare questo potenziale biomarcatore, ma saranno necessari nuovi studi per confermare l’associazione e comprenderne meglio il significato.


