
Plasma ricco di piastrine vs. corticosteroidi nella lombalgia da articolazioni faccettali e sacroiliache
Il plasma ricco di piastrine (PRP) potrebbe rappresentare un’opzione promettente per il trattamento del dolore cronico originato dalle articolazioni faccettali e sacroiliache, grazie a un controllo del dolore superiore rispetto alle infiltrazioni di corticosteroidi nel medio e lungo termine. Tuttavia, le evidenze disponibili non consentono ancora conclusioni definitive e rendono necessari studi di maggiore qualità e con protocolli standardizzati prima di confermare il ruolo del PRP nella pratica clinica.
È quanto emerge da una revisione sistematica con metanalisi pubblicato su “Pain Medicine” che ha confrontato il PRP con i corticosteroidi in pazienti con dolore lombare cronico attribuibile a patologia delle articolazioni faccettali o dell’articolazione sacroiliaca, due tra le cause più frequenti di lombalgia persistente. Gli autori ricordano come le infiltrazioni di corticosteroidi siano in grado di garantire un sollievo a breve termine, ma con una durata dell’effetto generalmente limitata, mentre il PRP, in quanto terapia biologica autologa, potrebbe offrire benefici più duraturi.
L’analisi ha incluso dieci studi randomizzati o quasi-randomizzati, sei dedicati alle articolazioni faccettali e quattro all’articolazione sacroiliaca, per un totale di 392 pazienti, con un’età media di 47 anni e una quota di uomini pari al 50,6%.
A un mese dal trattamento, il PRP ha mostrato una tendenza favorevole nella riduzione del dolore rispetto ai corticosteroidi, ma senza raggiungere la significatività statistica. Il vantaggio è invece emerso chiaramente al follow-up di tre mesi, quando il PRP ha determinato una riduzione del dolore significativamente maggiore rispetto ai corticosteroidi. Questo beneficio è risultato coerente sia nei pazienti con interessamento delle articolazioni faccettali sia in quelli con patologia dell’articolazione sacroiliaca ed è stato confermato anche a sei mesi, suggerendo una maggiore persistenza dell’effetto analgesico.
Diverso il quadro per la disabilità funzionale. Le analisi basate sull’Oswestry Disability Index e sulla sua versione modificata non hanno evidenziato differenze significative tra PRP e corticosteroidi né a un mese né dopo tre mesi di follow-up.
Nel complesso, gli autori concludono che il PRP potrebbe offrire una riduzione del dolore superiore rispetto ai corticosteroidi nel medio e lungo termine nei pazienti con dolore delle articolazioni faccettali e sacroiliache, sostenendone il potenziale come terapia biologica nella gestione del dolore spinale. Allo stesso tempo, sottolineano che la certezza delle evidenze è ancora limitata e che saranno necessari studi ben progettati, con una numerosità adeguata e protocolli standardizzati per la preparazione e l’impiego del PRP, al fine di confermare questi risultati.


