
Sindrome di Behçet, i giovani sono i pazienti più a rischio
Nella sindrome di Behçet l’aderenza alla terapia appare nel complesso soddisfacente, ma circa un paziente su cinque presenta una scarsa compliance. A distinguere i soggetti con maggiore rischio di ridotta aderenza è soprattutto l’età: i pazienti più giovani risultano infatti meno aderenti ai trattamenti, mentre non emergono associazioni con attività di malattia, durata della patologia o tipologia di terapia. Secondo quanto riferiscono gli autori in un articolo apparso su “RMD Open”, una valutazione routinaria dell’aderenza potrebbe contribuire a individuare precocemente i pazienti più a rischio e favorire strategie di gestione personalizzate.
Lo studio, di disegno trasversale e monocentrico, ha coinvolto 125 pazienti con sindrome di Behçet seguiti presso un centro di riferimento di terzo livello. L’aderenza terapeutica è stata misurata mediante la versione validata della Morisky Medication Adherence Scale a otto item (MMAS-8), che classifica i pazienti in tre livelli di aderenza: elevata, intermedia e bassa. L’attività di malattia è stata invece valutata utilizzando il Behçet’s Disease Current Activity Form e il Behçet’s Disease Activity Index.
Il punteggio medio ottenuto alla scala MMAS-8 è risultato pari a 6,82±1,32. Un’aderenza elevata è stata riscontrata nel 29,6% dei pazienti, mentre il 48,8% ha mostrato un’aderenza intermedia e il 21,6% una bassa aderenza.
L’analisi delle possibili variabili associate ha evidenziato che la ridotta aderenza è significativamente più frequente nei pazienti appartenenti ai quartili di età più giovane. Al contrario, non sono emerse associazioni significative tra aderenza terapeutica e sesso, durata della malattia, livelli di attività clinica valutati con gli indici utilizzati o classe di trattamento.
Nel complesso, i risultati confermano, in una coorte real-world specifica per la sindrome di Behçet, l’associazione tra età più giovane e minore aderenza terapeutica già osservata in altre patologie croniche. Gli autori sottolineano quindi l’importanza di integrare nella pratica clinica una valutazione sistematica dell’aderenza, così da identificare i pazienti maggiormente esposti al rischio di scarsa compliance e orientare interventi personalizzati.


