Uno studio canadese ha analizzato i dati di quasi 7000 donne anziane

Nelle donne anziane, il rischio di frattura osteoporotica maggiore non è associato all’uso a lungo termine di corticosteroidi per via inalatoria (ICS) e alle conseguenti malattie respiratorie, secondo i risultati di uno studio apparso sulla rivista “Osteoporosis International”.

William Leslie dell’Università di Manitoba, in Canada, e colleghi hanno condotto questo studio di coorte retrospettivo coinvolgendo 6880 donne anziane (età media: 64,6 anni), di cui il 62,1% era affetto da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e il 37,9% da asma. I ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche delle banche dati sanitarie e del registro della densità minerale ossea (BMD) della provincia di Manitoba.

L’uso di ICS è stato stratificato per terzili di esposizione, misurato come uso totale entro un anno dal test BMD indice, con l’esposizione primaria stimata in termini di giorni totali e dalla quantità erogata. La misurazione è stata effettuata fino alla fine del follow-up. Inoltre, per valutare a lungo termine la correlazione tra uso di ICS e tassi di frattura osteoporotica maggiore sono stati utilizzati modelli di Cox per il rischio proporzionale.

Durante un follow-up medio di 7,7±3,9 anni, l’11,8% (n=810) delle partecipanti ha subito una frattura osteoporotica maggiore. Di queste fratture, il 4,4% erano fratture all’avambraccio, il 3,5% all’anca, il 3,3% vertebrali e il 2,3% dell’omero.

Conclusione: nessuno dei terzili dell’uso di ICS è risultato associato a un rischio significativamente diverso per le fratture osteoporotiche maggiori rispetto al non uso di ICS, né per il numero di giorni di assunzione del farmaco (p = 0,90) né per la quantità assunta (p = 0,67).

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