Artrite idiopatica giovanile, i biomarcatori lacrimali potrebbero aiutare a identificare l’uveite

L’analisi dei biomarcatori presenti nel liquido lacrimale potrebbe offrire nuove informazioni sui processi infiammatori oculari nei bambini con artrite idiopatica giovanile (JIA) e contribuire, in futuro, a identificare i pazienti che sviluppano uveite. Uno studio prospettico multicentrico, pubblicato sulla rivista “Arthritis Care & Research”, ha infatti osservato un aumento progressivo di tre mediatori infiammatori, MCP-1, CXCL10 e IL-8, nei bambini con uveite associata a JIA, suggerendo un possibile ruolo di questi biomarcatori nel monitoraggio della malattia oculare.

Attualmente, la valutazione del rischio di uveite nei pazienti con artrite idiopatica giovanile si basa su fattori clinici. Per esplorare il possibile contributo di indicatori biologici, i ricercatori hanno confrontato l’andamento nel tempo delle concentrazioni di proteine S100, citochine e chemochine nel liquido lacrimale di bambini con JIA, con e senza uveite.

Lo studio ha coinvolto complessivamente 50 pazienti, di cui 37 con JIA a rischio di uveite ma senza interessamento oculare (JIA-no-U) e 13 con uveite associata a JIA (JIA-U). I campioni lacrimali sono stati raccolti separatamente da ciascun occhio mediante strisce di Schirmer al momento dell’arruolamento e in due successive visite di follow-up. Le concentrazioni dei biomarcatori sono state misurate utilizzando metodiche Luminex o ELISA.

Nel complesso sono stati riportati 222 campioni, di cui 150 appartenenti al gruppo JIA-no-U e 73 al gruppo JIA-U. Al momento dell’arruolamento non sono emerse differenze statisticamente significative nelle concentrazioni dei biomarcatori tra i bambini con e senza uveite.

L’analisi dei biomarcatori lacrimali

Le differenze più interessanti sono state osservate analizzando l’evoluzione dei marcatori nel gruppo con uveite. I livelli della proteina chemoattrattante dei monociti MCP-1 sono aumentati progressivamente, passando da 1,63 ± 0,31 al basale a 2,46 ± 0,31 alla prima visita di follow-up (p= 0,005), fino a 2,89 ± 0,32 alla seconda visita (p< 0,0001 rispetto al basale).

Un andamento analogo è emerso per CXCL10, una chemochina coinvolta nelle vie di segnalazione correlate all’interferone. I valori sono passati da 4,39 ± 0,41 al basale a 5,26 ± 0,41 al primo follow-up (p= 0,030), raggiungendo 6,51 ± 0,43 al secondo controllo (p< 0,0001).

Anche l’interleuchina-8 (IL-8) ha mostrato un incremento significativo nel tempo, con valori iniziali di 3,09 ± 0,30, aumentati a 4,25 ± 0,30 alla prima valutazione successiva (p= 0,006) e a 4,65 ± 0,32 alla seconda (p≤ 0,001).

Diverso il comportamento delle proteine S100. Le concentrazioni di S100A12 e S100A8/A9 sono aumentate durante il follow-up in entrambi i gruppi, senza evidenziare un andamento specifico per i pazienti con uveite. Secondo gli autori, questa osservazione potrebbe riflettere il contributo dell’infiammazione sistemica legata all’artrite, piuttosto che un processo esclusivamente oculare.

Nel complesso, i risultati suggeriscono che le variazioni longitudinali di MCP-1, CXCL10 e IL-8 nel liquido lacrimale possano riflettere i processi infiammatori associati all’uveite nei bambini con artrite idiopatica giovanile. I dati supportano inoltre il possibile coinvolgimento dei monociti e delle vie immunitarie correlate all’interferone nella patogenesi dell’infiammazione oculare.

L’analisi dei biomarcatori lacrimali potrebbe quindi affiancare i fattori clinici nella valutazione dei bambini con JIA a rischio di uveite. La mancanza di differenze significative al basale, tuttavia, non consente ancora di considerarli strumenti predittivi consolidati: il loro potenziale sembra emergere soprattutto dall’osservazione delle variazioni nel tempo.