Pubblicati i dati sul programma BONES

La lotta contro l’osteoporosi inizia fin dall’infanzia, con buone abitudini che consentono di accumulare un’adeguata riserva di massa ossea. Questo precetto si sente ripetere spesso, ma ora un articolo, pubblicato su “BMC Pediatrics” da Christina Economos e colleghi della Tufts University, aiuta a capire meglio quanto possano essere efficaci gli interventi educativi in età scolare.

Lo studio, della durata di due anni, intendeva verificare gli esiti sulla robustezza ossea del programma BONES (Beat Osteoporosis – Nourish and Exercise Skeletons) che prevede un’attività fisica di rafforzamento delle ossa (85 minuti a settimana), spuntini giornalieri ricchi di calcio (380 mg/die) e materiale didattico (due volte alla settimana), in confronto con lo stesso programma abbinato al coinvolgimento dei genitori e con l’assenza di interventi.

Allo scopo, sono stati coinvolti più di 1400 bambini tra i 6 e i 9 anni che frequentano il doposcuola; gli outcome primari dello studio erano la qualità delle ossa (definita da un insieme di fattori) e la forza muscolare. Gli outcome secondari includevano la conoscenza e la pratica dei comportamenti di rafforzamento delle ossa, la composizione corporea (l’indice di massa corporea e la percentuale di grasso corporeo) e il livello di attività fisica (tempo metabolico equivalente [MET] e fattore di sollevamento [WBF]).

I dati sulla qualità delle ossa sono stati raccolti sul 46% delle ragazze e sul 35% dei ragazzi che hanno partecipato allo studio.

Rispetto al gruppo di controllo, i bambini del gruppo che aveva seguito il programma BONES associato al coinvolgimento dei genitori hanno mostrato un aumento della robustezza ossea. Lo stesso valeva per i gruppi BONES e BONES più intervento parentale associati, anche se per questo risultato non è stata raggiunta la significatività statistica.

Miglioramenti rilevanti sono stati riscontrati anche nei punteggi MET e WBF rispetto al gruppo di controllo, con un effetto più consistente tra i maschi che tra le femmine. Non sono emerse tuttavia differenze significative tra i gruppi di trattamento in termini di forza muscolare, capacità di saltare in verticale e conoscenza delle buone pratiche di alimentazione.

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