
Lesioni spinali: con percorsi mirati il recupero è possibile anche dopo i 70 anni
Due studi pubblicati sulla rivista Neurology, da ricercatori dell’Università di Pavia e dell’IRCCS Maugeri, mettono in discussione l’idea che l’età avanzata limiti il recupero dopo una lesione del midollo spinale. In Italia si registrano circa 2.500 nuovi casi ogni anno e una quota crescente riguarda pazienti anziani, spesso colpiti da forme non traumatiche legate a patologie degenerative, tumorali o vascolari.
Il primo studio, basato su oltre 2.100 pazienti dello European Multicenter Study about Spinal Cord Injury, dimostra che le persone con più di 70 anni mantengono un potenziale di recupero neurologico simile a quello dei soggetti più giovani. Il recupero della forza muscolare e della sensibilità, quindi, non è significativamente influenzato dall’età. Tuttavia, gli anziani mostrano maggiori difficoltà nel tradurre questo recupero in autonomia funzionale, soprattutto nelle attività quotidiane e nella capacità di camminare.
Questo divario è attribuibile a diversi fattori: la presenza di comorbidità (come diabete, malattie cardiovascolari e osteoporosi), ma anche elementi cognitivi, motivazionali e legati alla capacità di apprendere e adattarsi ai programmi riabilitativi. Di conseguenza, emerge la necessità di sviluppare percorsi riabilitativi personalizzati, in grado di rendere il recupero neurologico realmente efficace nella vita quotidiana.
Secondo la professoressa Chiara Pavese dell’Università di Pavia, specialista in Riabilitazione Neuromotoria all’IRCCS Maugeri, Pavia:
L’invecchiamento della popolazione e i progressi della medicina hanno portato a un incremento delle diagnosi di lesione del midollo spinale e dal 2013 osserviamo anche un aumento dell’età media al momento della lesione. Sempre più spesso si tratta di mielolesioni non traumatiche, per esempio dovute a patologie che un tempo avevano un’elevata mortalità, come quella tumorale o infettiva. Oggi, grazie ai miglioramenti nella diagnosi e nella gestione chirurgica, è possibile intervenire in modo efficace su un numero crescente di patologie. Questo ha cambiato il profilo dei pazienti accolti nelle Unità Spinali, sempre più anziani e con esigenze riabilitative diversificate, che richiedono percorsi di presa in carico personalizzati e multidisciplinari”.
Il secondo studio, una revisione sistematica su oltre 400 soggetti, approfondisce un aspetto meno noto della mielolesione: la disfonia. Nei pazienti anziani, infatti, aumentano disturbi come alterazioni della voce e della deglutizione, che incidono significativamente sulla qualità della vita. I ricercatori propongono un protocollo riabilitativo specifico per la gestione di queste complicanze, sottolineando l’importanza di un approccio multidisciplinare.
Entrambi gli studi evidenziano come il profilo dei pazienti con lesione midollare stia cambiando, con un progressivo invecchiamento e una maggiore complessità clinica. Questo richiede un’evoluzione dei modelli assistenziali verso interventi più mirati e integrati.
In conclusione, l’età avanzata non rappresenta un limite biologico al recupero neurologico dopo mielolesione, ma impone una riorganizzazione dei percorsi riabilitativi. L’obiettivo è trasformare il potenziale di recupero in reale autonomia, migliorando la qualità di vita dei pazienti attraverso strategie personalizzate e innovative.


