Nella protesi d’anca, la dislocazione è uno delle cause più comuni di revisione chirurgica. Per evitare questa complicanza, più di 40 anni fa venne definita una “zona di sicurezza” acetabolare. Ma tale studio è affetto da numerose limitazioni, secondo gli standard attuali. È per questo che sul “Journal of Bone & Joint Surgery” Mario Havesi della  Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota, e colleghi propongono ora un posizionamento acetabolare ottimale significativamente diverso da quello storico. La conclusione deriva dall’analisi di 9907 interventi di protesi d’anca effettuati tra il 2000 e il 2017 su 8081 pazienti (4.166 donne e 3.915 uomini; 64 ± 13 anni di età).

Dai dati emerge che l’inclinazione acetabolare media era di 44° ± 7° e l’antiversione media era di 32° ± 9°. I pazienti che non hanno subito una dislocazione avevano un’antiversione media di 32° ± 9° (mediana, 32°), con l’antiversione ideale storica di 15° osservata solo nel terzo percentile tra le PTA non dislocanti (p < 0,001). La modellizzazione multivariabile ha dimostrato i più bassi rischi di dislocazione con un’inclinazione di 37° e un’antiversione di 27°, con una zona sicura moderna ideale da 27° a 47° di inclinazione e da 18° a 38° di antiversione. L’analisi tridimensionale ha dimostrato una posizione simile della zona di sicurezza, ma una topografia della zona di sicurezza significativamente diversa tra gli approcci chirurgici (p = 0,03) e i sessi (p = 0,02).

Secondo le conclusioni degli autori, dunque, il posizionamento acetabolare ottimale differisce significativamente dai valori storici, con una maggiore antiversione che fornisce un minor rischio di dislocazione. Inoltre, l’approccio chirurgico e il sesso del paziente hanno dimostrato chiari effetti sulla topografia 3D della zona di sicurezza. Sono necessari ulteriori studi per caratterizzare l’interazione 3D tra il posizionamento acetabolare e i parametri spinopelvici e femorali.

Back To Top