Le terapie con acido zoledronico, risedronato e alendronato sono associate a una riduzione dell’incidenza di fratture dell’anca nei pazienti con osteoporosi o osteopenia. È quanto ha concluso una meta-analisi pubblicata sul “Journal of Investigative Medicine” da Sichun Zhao del Chengdu BOE Hospital, in Cina, e colleghi. Gli autori considerato 17 studi clinici randomizzati controllati con placebo sui bifosfonati per il trattamento e la prevenzione dell’osteoporosi e delle fratture, considerando complessivamente 19.586 soggetti trattati con bifosfonati e 15.346 trattati con placebo.

L’analisi ha mostrato un’incidenza della frattura dell’anca significativamente ridotta nei soggetti trattati con bifosfonati (risk ratio [RR]: 0,66; p<0,00001); I2: 0%). I dati disaggregati, in particolare, mostrano prove a sostegno di acido zolendronico (RR: 0,60; p =0,0002; I2: 0%), alendronato (RR: 0,61; p =0,03; I2: 0%), e risedronato (RR, 0,74; p =0,01; I2: 0%).

Nel sottogruppo di pazienti di età maggiore di 55 anni (braccio bifosfonati: N=5144; braccio placebo: N=4162), l’intervento con bifosfonati ha ridotto in modo significativo l’incidenza di frattura dell’anca (RR: 0,63; p =0,02; I2: 0%). Tuttavia, i singoli interventi non hanno raggiunto la significatività statistica per etidronato (RR: 0,50; p =0,56), ibandronato (RR: 0,59; p =0,19) e alendronato (RR: 0,65; p =0,07; I2: 0%).

Un risultato simile è stato osservato nella popolazione di età maggiore o uguale a 65 anni (braccio bifosfonati: N=5368; placebo: N=5356) in cui la terapia con bifosfonato ha complessivamente ridotto l’incidenza di frattura dell’anca in modo statisticamente significativo (RR, 0,60; p =0,0010; I2: 0%), così come nel caso specifico dell’acido zolendronico (RR: 0,60; p =.001; I2, 0%) ma non dell’alendronato (RR: 0,50; p =0,42).

 

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