L’iperuricemia è un fattore di rischio per la mortalità cardiovascolare e per tutte le cause e aumenta in proporzione con la riduzione della funzione renale. È questo il risultato di uno studio presentato da Elisa Russo, dell’Università di Genova e IRCCS Policlinico San Martino al congresso 2021 della European Renal Association-European Dialysis and Transplant Association (ERA-EDTA).

Si tratta di risultati che emergono da uno studio retrospettivo su 21.963 pazienti che hanno partecipato al progetto Uric Acid Right Heart Health (URRAH), durante il quale si sono verificati complessivamente 1582 eventi cardiovascolari e 3130 morti in 9,8 anni di follow-up.
Ogni aumento di 1 mg/dL nel livello di acido urico è risultato associato a un aumento del 21% del rischio di morte per cause cardiovascolari e del 10% di morte per tutte le cause.

Inoltre, rispetto ai pazienti che avevano una velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR) superiore a 90 mL/min/1,73 m2, quelli con un eGFR di 60-90 e meno di 60 mL/min/1,73 m2 avevano un rischio aumentato del 30% e del 33% di mortalità cardiovascolare, rispettivamente.

La mortalità cardiovascolare era significativamente più probabile tra i pazienti con iperuricemia e albuminuria rispetto a quelli che non avevano alcun fattore di rischio. Durante 215.618 anni-persona di follow-up, il tasso di incidenza per la mortalità cardiovascolare tra i pazienti con iperuricemia e albuminuria era 3,8, 22,1 e 19,1 per 1000 anni-persona per quelli con un eGFR superiore a 90, 60-90 e meno di 60 mL/min/1,73 m2, rispettivamente, rispetto a 0,4, 2,8 e 3,1 per 1000 anni-persona, rispettivamente, per i pazienti con nessuno di questi fattori di rischio.

Back To Top