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Il rischio aumenta rispetto all’assunzione in tempo del farmaco

Rispetto alla somministrazione tempestiva di denosumab, quella in ritardo oltre le 16 settimane è associata a un aumento del rischio di fratture vertebrali, secondo uno studio pubblicato online il 28 luglio sugli “Annals of Internal Medicine”.

Houchen Lyu, del General Hospital of Chinese PLA di Pechino, e colleghi hanno utilizzati i dati osservazionali relativi a 2.594 pazienti di 45 anni o più che hanno iniziato la terapia con denosumab per l’osteoporosi, al fine di emulare l’analisi di un ipotetico studio con tre intervalli di dosaggio: iniezione successiva di denosumab somministrata entro quattro settimane dalla data raccomandata (“in tempo”), ritardo da quattro a 16 settimane (“ritardo breve”) e ritardo di oltre 16 settimane (“ritardo lungo”). L’outcome primario era un composito di tutti i tipi di frattura a sei mesi dalla data raccomandata. Gli outcome secondari erano: una frattura osteoporotica importante, una frattura vertebrale, una frattura dell’anca e una frattura non vertebrale.

I ricercatori hanno scoperto che, nell’arco di sei mesi, il rischio composito di frattura era di 27,3, 32,2, e 42,4 su 1.000 per il dosaggio in tempo, ritardo breve, e ritardo lungo, rispettivamente.

Per il rischio composito di frattura, l’hazard ratio per il ritardo breve e lungo era di 1,03 e 1,44, rispettivamente, rispetto alla somministrazione in tempo. Per le fratture vertebrali, l’HR era di 1,48 e 3,91, rispettivamente per il ritardo breve e per il ritardo lungo.

“Poiché i pazienti che hanno assunto denosumab erano ad alto rischio di frattura vertebrale, sono necessarie nuove strategie per migliorare la somministrazione tempestiva di denosumab in contesti clinici di routine”, scrivono gli autori.

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