
Sclerosi sistemica, un candidato biomarcatore di progressione e malattia polmonare interstiziale
Esiste un possibile segnale ematico che consente d’intercettare la progressione della sclerosi sistemica (SSc) e il suo coinvolgimento polmonare. A suggerirlo è uno studio che ha valutato il possibile valore clinico di TL1A, citochina con attività profibrotica e proinfiammatoria, e del recettore DcR3, capace di legarsi a TL1A interferendo con le sue interazioni.
Lo studio, pubblicato su “Clinical Rheumatology” ha coinvolto 41 pazienti consecutivi non selezionati con sclerosi sistemica, caratterizzati da differenti durate e livelli di gravità della malattia e sottoposti a diverse modalità di trattamento. Come gruppi di confronto sono stati inclusi 52 soggetti con fenomeno di Raynaud primario e 49 individui apparentemente sani. Le concentrazioni sieriche di TL1A e DcR3 sono state misurate mediante ELISA.
I risultati mostrano che i livelli di TL1A erano più elevati nei pazienti con sclerosi sistemica rispetto ai soggetti sani, mentre quelli di DcR3 risultavano aumentati rispetto sia al gruppo con Raynaud primario sia ai controlli sani. Tutti questi confronti hanno raggiunto una significatività statistica con p< 0,001.
I ricercatori hanno quindi analizzato caratteristiche cliniche, test di funzionalità polmonare e modalità di trattamento al basale e annualmente per due anni consecutivi. È proprio nel follow-up che DcR3 ha mostrato il risultato di maggiore interesse: utilizzando l’analisi ROC e l’endpoint MINIMISE per mortalità e morbilità, i livelli sierici basali di DcR3 sono risultati predittivi della progressione della sclerosi sistemica a due anni, con un’area sotto la curva (AUC) di 0,684 e p= 0,04. La stessa capacità predittiva non è stata osservata per TL1A.
Il legame con il coinvolgimento polmonare rafforza l’interesse per DcR3. I pazienti con concentrazioni superiori al cut-off definito dall’analisi ROC presentavano infatti una maggiore prevalenza di malattia polmonare interstiziale (ILD) confermata dalla TC del torace ad alta risoluzione e una più bassa capacità di diffusione polmonare del monossido di carbonio. Nello stesso gruppo era inoltre significativamente più elevata la velocità di eritrosedimentazione.
Per TL1A, al contrario, non sono emerse associazioni con le caratteristiche della malattia. Nel complesso, i dati indicano quindi soprattutto DcR3 come potenziale biomarcatore della progressione della sclerosi sistemica e della SSc-ILD. Si tratta di un’indicazione ancora preliminare: gli stessi autori sottolineano la necessità di ulteriori studi per chiarirne il valore clinico in sottogruppi selezionati di pazienti con sclerosi sistemica.


