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Artrite reumatoide difficile da trattare: non tutti i pazienti sono uguali

Uno studio a lungo termine evidenzia come solo una parte dei pazienti con D2T RA presenti una rapida progressione strutturale: i poli-refrattari restano il vero nodo critico, richiedendo strategie terapeutiche più mirate

L’artrite reumatoide difficile da trattare (D2T RA) rappresenta una sfida crescente per i reumatologi. Nonostante l’ampliamento delle opzioni terapeutiche, esiste una quota di pazienti che continua a mostrare attività di malattia persistente, refrattarietà ai farmaci e una qualità di vita compromessa. Ma quanto è rapida la progressione del danno articolare in questi casi? E soprattutto, sono tutti i pazienti D2T RA ugualmente a rischio?

In uno studio di recente pubblicazione sulla rivista “Rheumatology”, Kerem Abacar, dell’Università di Leeds, nel Regno Unito, e colleghi hanno indagato la traiettoria a lungo termine della progressione radiografica in pazienti affetti da artrite reumatoide (RA) difficile da trattare (D2T RA) e da RA poli-refrattaria (pr-RA). In particolare, hanno valutato l’impatto della classificazione basata sugli ultrasuoni della RA persistente infiammatoria refrattaria (PIRRA) e della RA non infiammatoria refrattaria (NIRRA) sulla previsione della rapida progressione radiografica (RRP, ≥5 unità mSvdH/anno).

Tra i 254 pazienti con D2T RA, 114 hanno eseguito radiografie seriali con un follow-up medio di 9 anni. La progressione media annua di mSvdH è stata di 2,8 unità con CRP integrata nel tempo (p< 0,001) e i pazienti PIRRA (N= 43) hanno avuto una progressione radiografica annua significativamente maggiore (3,3 in PIRRA vs. 2,4 unità in NIRRA, p= 0,025). All’analisi multivariabile, l’età più avanzata (p= 0,017) e il numero di articolazioni gonfie (p= 0,009) erano associati in modo indipendente alla RRP. Inoltre, la RRP è stata osservata nel 50% dei pazienti con pr-RA (N= 14) rispetto al 19,4% degli altri casi di D2T RA (p= 0,048).

Sebbene sia un sottogruppo poco comune, la metà dei casi di pr-RA ha mostrato RRP, sottolineando la necessità di approcci terapeutici più aggressivi. Al contrario, molti pazienti con D2T RA hanno mostrato una progressione radiografica relativamente lenta, indicando che molti casi di D2T RA sono almeno parzialmente trattati.

Secondo gli autori, questi risultati sottolineano l’eterogeneità all’interno della D2T RA ed evidenziano la necessità di strategie aggiuntive per il sottogruppo pr-RA.