L’efficacia del bifosfonato clodronato nel ridurre il rischio di fratture osteoporotiche viene in gran parte ridotta dall’utilizzo concomitante di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), secondo uno studio pubblicato sul “Journal of Bone and Mineral Research” da Zhangan Zheng, dall’Università di Sheffield nel Regno Unito, e colleghi. Questi ricercatori hanno condotto un’analisi post hoc di uno studio randomizzato, controllato con placebo su clodronato in cui il trattamento ha ridotto il rischio di frattura osteoporotica del 23%. L’obiettivo era di valutare l’effetto dell’uso di FANS, riferito da circa il 21% delle 1082 donne coinvolte al basale.

Dall’analisi statistica è emerso che al basale le utilizzatrici di FANS erano, rispetto alle non utilizzatrici, leggermente ma significativamente più giovani (media di 79 contro 80 anni, p =0,004), con un maggior peso corporeo (media 66,7 contro 64,7 kg, p <0,001) e con una densità minerale ossea del collo del femore leggermente superiore (FN-BMD di 0,66 contro 0,64 g/cm2, p <0,001). Inoltre, l’uso di FANS è risultato associato a un aumento significativo del rischio di fratture osteoporotiche durante il periodo di studio di tre anni (hazard ratio [HR] 1,27; p =0,039).

Nel gruppo placebo, invece, non è stato riscontrato alcun aumento statisticamente significativo del rischio (HR: 1,11). Tra le donne del gruppo clodronato, una diminuzione del rischio di frattura osteoporotica è stata rilevata in quelle che non assumevano FANS (HR: 0,71; p =0,002), ma non in quelle che li assumevano (HR: 0,95; p =0,81).

Gli autori sottolineano che le cause di questo effetto dei FANS è attualmente sconosciuto: si ipotizza che l’uso di questi farmaci possa essere associato a una minore aderenza al bifosfonato o possa compromettere il suo assorbimento intestinale.

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