Nei soggetti con lupus eritematoso sistemico (LES), gli esiti più gravi di COVID-19 sono in gran parte dovuti a fattori demografici, comorbilità e LES non trattato o attivo. È quanto emerso da una ricerca pubblicata sugli “Annals of the Rheumatic Diseases” condotta da Manuel Francisco Ugarte-Gil, dell’Universidad Cientifica del Sur a Lima, in Perù, e colleghi di un’ampia collaborazione internazionale. Inoltre, esiti più gravi sono risultati associati all’uso di glucocorticoidi.

Gli autori hanno considerato soggetti con LES e COVID-19 i cui dati sono stati raccolti nel registro COVID-19 Global Rheumatology Alliance da marzo 2020 a giugno 2021. Hanno poi utilizzato un modello di regressione logistica ordinale multivariabile per valutare la relazione tra la gravità di COVID-19 e le caratteristiche demografiche, le comorbidità, i farmaci e l’attività della malattia. A seconda degli esiti, i pazienti sono stati suddivisi tra: (1) non ricoverati, (2) ricoverati senza ossigenazione, (3) ricoverati con qualsiasi ventilazione o ossigenazione e (4) morte.

Sono state incluse un totale di 1606 persone con LES. Nel modello multivariabile, l’età più avanzata (odds ratio [OR]: 1,03), il sesso maschile (OR: 1,50), la dose di prednisone (1-5 mg/giorno, OR: 1,86; 6-9 mg/giorno, OR: 2,47; ≥10 mg/giorno OR: 1,95), nessun trattamento attuale (OR: 1,80), comorbilità (per esempio, malattia renale, OR: 3,51; malattia cardiovascolare/ipertensione, OR: 1,69) e moderata o elevata attività della malattia del LES (rispetto alla remissione; 1,61 e 3,94, rispettivamente) erano associati a esiti più gravi. Nei modelli aggiustati per età e sesso, micofenolato, rituximab e ciclofosfamide erano associati a esiti peggiori rispetto all’idrossiclorochina; gli esiti erano più favorevoli con metotrexato e belimumab.

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