Nuovi dati da uno studio prospettico condotto in Germania

Il rischio di frattura e il rischio di mortalità non sono significativamente diversi tra i periodi di trattamento con bifosfonati e quelli di sospensione della loro assunzione. È quanto emerso da un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Bone” da Johannes Pfeilschifter e colleghi dell’Università della Ruhr a Bochum, in Germania.

Il risultato è di estremo interesse per chi si occupa di osteoporosi, considerato che la sospensione di questi farmaci con valutazioni periodiche viene spesso attuata per ridurre il rischio di eventi avversi nel trattamento a lungo termine. Tuttavia, i rischi e i benefici associati alla sospensione dovrebbero essere valutati attentamente.

A questo scopo, Pfeilschifter e colleghi hanno condotto uno studio osservazionale prospettico su 1973 pazienti (96,60% donne) con un precedente trattamento con bifosfonati, confrontando il rischio di fratture e mortalità associato alla loro assunzione e alla loro sospensione.

I pazienti inclusi nell’analisi erano stati trattati con bifosfonati per quattro anni o più e per l’80% o più dei quattro anni precedenti.

I risultati di interesse hanno riguardato le fratture osteoporotiche maggiori, qualsiasi frattura osteoporotica clinica, le fratture vertebrali osteoporotiche cliniche e la morte. Le variazioni temporali del rischio di frattura sono state valutate confrontando tre livelli di tempo trascorso dall’inizio della sospensione dei bifosfonati (≤6 mesi, >6 a ≤12 mesi e >12 mesi, rispettivamente).

Dall’analisi dei dati è emerso che il rischio di fratture osteoporotiche maggiori, di eventuali fratture osteoporotiche cliniche e di fratture vertebrali cliniche era più basso, ma non significativamente diverso tra i pazienti che hanno sospeso i bifosfonati rispetto ai soggetti con trattamento in corso.

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