Mortalità da infezione nei soggetti con malattie reumatiche autoimmuni

Secondo un nuovo studio apparso sul “Journal of Rheumatology” a firma di Iftach Sagy e colleghi dell’Università del Negev “Ben Gurion”, in Israele, la mortalità dei pazienti ricoverati per un’infezione non è aumentata da una concomitante malattia reumatica autoimmune (ARD).

Lo studio ha preso le mosse dall’evidenza che le infezioni rappresentano una significativa causa di morte tra i soggetti con ARD. Sagy e colleghi hanno condotto un’analisi retrospettiva su soggetti di età maggiore di 18 anni al primo episodio di infezione, che hanno richiesto un ricovero ospedaliero nel periodo 2003-2019. Gli autori hanno confrontato la mortalità in ospedale e i risultati di un’analisi di riferimento a tre anni di coloro che sono sopravvissuti al ricovero indice tra i pazienti con ARD, in base ai sottogruppi di malattia, e i pazienti senza ARD. Inoltre, hanno confrontato gli esiti della mortalità tra i pazienti con ARD, in base al sottogruppo di diagnosi, abbinati in un rapporto 1:3 per età, sesso ed etnia a pazienti senza ARD.

Complessivamente, sono stati inclusi 365.247 pazienti ricoverati per la prima volta con diagnosi di infezione grave. Nella suddivisione per patologia reumatica, sono stati identificati: 9.755 pazienti affetti da artrite reumatoide (AR), 1.351 da lupus eritematoso sistemico, 2.120 da spondiloartrite (SpA), 584 da sclerosi sistemica e 3.214 da vasculite.

In un’analisi multivariata abbinata, il rischio di mortalità in ospedale era più basso tra i pazienti affetti da AR (odds ratio [OR]: 0,89; IC al 95%: 0,81-0,97) e da SpA (OR: 0,77; IC al 95%: 0,63-0,94). In un’analisi simile, il rischio di mortalità a tre anni era più basso tra i pazienti affetti da AR (hazard ratio [HR]: 0,82; IC al 95%: 0,78-0,86) e vasculite (HR: 0,86; IC al 95%: 0,80-0,93).