Quasi il 30% dei pazienti con miopatia infiammatoria idiopatica (IIM) associata ad anticorpi anti-MDA5 non può essere classificato secondo i criteri EULAR/ACR. Ciò suggerirebbe di modificare i criteri esistenti incorporando l’anticorpo anti-MDA5 o di sviluppare una nuova serie di criteri specifici per la “sindrome anti-MDA5”. Sono queste le conclusioni di uno studio pubblicato su “Arthritis & Rheumatology” da Ho So e colleghi dell’Università Cinese di Hong Kong.

Gli autori hanno considerato pazienti adulti consecutivi con diagnosi clinica di IIM associata ad anti-MDA5 provenienti da 10 ospedali di Hong Kong, reclutati retrospettivamente, e hanno esaminato le loro cartelle cliniche elettroniche.

Sono stati coinvolti 120 pazienti con MII associata ad anti-MDA5 (per il 55,0% di sesso femmile) suddivisi in due gruppi: pazienti con dermatomiosite (DM; 31,7%) e pazienti con dermatomiosite amiopatica clinica (CADM; 68,3%). Complessivamente, 86 pazienti soddisfacevano i criteri di classificazione EULAR/ACR (71,7%) e 49 pazienti i criteri Bohan/Peter (40,8%). Con l’aggiunta dei criteri di Sontheimer per la CADM, il 76,7% dei pazienti poteva essere classificato secondo i criteri di Bohan e Peter.

Dall’analisi è emerso che la sensibilità dei criteri EULAR/ACR potrebbe essere migliorata al 98,3% se l’anticorpo anti-MDA5 fosse considerato uno dei criteri. Inoltre, nella coorte considerata, i criteri recentemente proposti da Casal-Dominguez et al. hanno avuto una sensibilità del 100%, mentre i criteri proposti dagli autori per la “sindrome anti-MDA5” possono individuare correttamente il 97,5% dei pazienti.

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