fratture

Fratture da fragilità, in Lombardia un nuovo percorso assistenziale

Un percorso che prevede l’identificazione, il trattamento e il monitoraggio di pazienti con frattura di femore prossimale da fragilità, attraverso un approccio multidisciplinare. Si tratta di un nuovo modello organizzativo-assistenziale implementato dall’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano, con il sostegno della Regione Lombardia. Massimo Varenna, direttore UOC Osteoporosi e malattie metaboliche del Pini, spiega:

grazie a questo nuovo modello organizzativo che mette in atto strategie già ampiamente utilizzate all’estero, si migliora la qualità della vita del paziente a cui è garantita una maggiore appropriatezza diagnostica- terapeutica-assistenziale”.

Il modello prevede anche la presenza di un infermiere specializzato (Case Manager) incaricato di individuare i pazienti a rischio – utilizzando strategie di case finding – e di coordinarne l’assistenza garantendo un monitoraggio continuo e un trattamento adeguato a lungo termine.

Il percorso dalla frattura alla prevenzione secondaria

I pazienti che entrano in questo percorso presentano una frattura di femore prossimale secondaria a trauma minore (per esempio caduta dal letto o da seduto, da posizione eretta o da un’altezza minima, cioè meno di due gradini). Il paziente accede al Pronto Soccorso ed è ricoverato in uno dei quattro reparti di ricovero per le fratture da fragilità.

Si attiva il quindi il “Programma H48”, ovvero un protocollo che prevede che il paziente esegua esami ematochimici, ECG e visita anestesiologica in Pronto Soccorso entro 4 ore e sia sottoposto a intervento chirurgico entro 48 ore.

Alla dimissione post-intervento, i pazienti eleggibili sono trasferiti presso la sede del Dipartimento di Riabilitazione dell’ASST Gaetano Pini-CTO, il Polo Riabilitativo Fanny Finzi Ottolenghi, diretto dal prof. Antonio Frizziero, dove con i medici fisiatri e i fisioterapisti iniziano il programma di riabilitazione. Incontrano inoltre il Bone Specialist, ovvero il medico reumatologo esperto nella gestione dei pazienti con malattie del metabolismo minerale e osseo. Precisa Varenna:

il Bone Specialist valuta gli accertamenti clinici, di laboratorio e strumentali che il paziente ha già effettuato nel suo iter ortopedico/fisiatrico che andranno integrati alla valutazione specialistica finalizzata a quantificare il rischio di frattura. Sulla base dei risultati ottenuti, impostiamo il trattamento terapeutico più adeguato, tra una terapia farmacologica domiciliare oppure infusiva con la collaborazione del personale infermieristico. È previsto poi un follow-up per valutare la risposta alla terapia.”

Il modello prevede anche un collegamento tra  l’ospedale, il territorio e il domicilio del paziente, coinvolgendo non solo il Medico di Medicina Generale, ma anche le strutture riabilitative territoriali e gli ospedali di comunità. È previsto, infine, un coinvolgimento diretto del paziente in un percorso educazionale mirato a evitare comportamenti in grado di incrementare il rischio di una nuova frattura.