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Da un’analisi emergono differenze rispetto agli studi clinici randomizzati

In condizioni di vita reale, il trattamento con inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNFi) nella spondiloartrite assiale (axSpA) non raggiunge gli stessi livelli di efficacia evidenziati negli studi clinici. È quanto emerso da un nuovo studio pubblicato sugli “Annals of the Rheumatic Diseases” da Gareth Jones, dell’Università di Aberdeen, nel Regno Unito, e colleghi.

I ricercatori hanno incluso 816 partecipanti che hanno iniziato il trattamento con TNFi reclutati dalla British Society for Rheumatology Biologics Register for Ankylosing Spondylitis (BSRBR-AS); hanno inoltre considerato una coorte di pazienti che hanno continuato a ricevere la terapia convenzionale.

I ricercatori hanno scoperto che per i pazienti del BSRBR-AS che hanno iniziato il trattamento con TNFi i sintomi avevano una durata più breve e la malattia era più grave rispetto a quelli che hanno continuato la terapia convenzionale. Inoltre, nella coorte trattata con farmaci biologici l’età media dei soggetti era più breve rispetto a quella trattata con agenti convenzionali (44,3 vs. 50,1 anni).

Gli autori hanno poi raccolto e analizzato i dati di 14 studi randomizzati, evidenziando in questi diverse differenze tra i gruppi trattati con farmaci biologici e quelli trattati con farmaci convenzionali: le percentuali di uomini erano del 67% e del 71%, rispettivamente; inoltre, i pazienti che hanno iniziato i TNFis avevano circa sei anni in più rispetto ai partecipanti allo studio.

Degli 816 partecipanti alla coorte BSRBR-AS, 333 (41%) avrebbero soddisfatto i criteri per la partecipazione agli studi clinici. Il dato rilevante emerso dall’analisi è che nel complesso, la risposta al trattamento nella coorte BSRBR-AS è stata significativamente inferiore a quella riportata dagli studi clinici.

Sulla base di questi risultati, i ricercatori hanno concluso che i partecipanti allo studio clinico non erano rappresentativi dei pazienti del mondo reale che possono beneficiare del trattamento TNFi. Hanno ipotizzato che ciò è dovuto al fatto che i pazienti selezionati per gli studi clinici possono essere di uno status socio-economico più elevato, meglio istruiti e avere una salute generale migliore.

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