Uno studio mostra miglioramenti della funzionalità e nel dolore

L’artroplastica totale di caviglia è un intervento in grado di assicurare un soddisfacente recupero funzionale a medio termine dell’articolazione, soprattutto in termini di ampiezza del movimento del piede. È quanto riferisce sul “Journal of Bone e Joint Surgery” un gruppo di chirurghi ortopedici del Rothman Orthopedic Institute del Thomas Jefferson University Hospital di Philadelphia, negli Stati Uniti, guidati da Steven Raikin. Gli autori hanno analizzato retrospettivamente le cartelle cliniche di 134 pazienti che hanno subito l’intervento di artroplastica totale di caviglia per mano di un solo chirurgo, arruolandone per lo studio 107. Per questi, Raikin e colleghi hanno misurato l’ampiezza del movimento del piede nel piano sagittale come variazione della posizione della tibia rispetto al pavimento, utilizzando radiografie laterali con la caviglia in flessione plantare e flessione dorsale. Le misurazioni sono state condotte prima dell’intervento e 3 mesi, 6 mesi, un anno e 2 anni dopo l’operazione. Inoltre, ai soggetti coinvolti sono stati somministrati diversi questionari per il dolore, come la visual analogue scale (VAS), per la funzionalità della caviglia, come la Foot and Ankle Ability Measure (FAAM), Activities of Daily Living (ADL) e di salute, come la Short Form-12 (SF-12) Physical (PCS) and Mental (MCS) Health.

L’ampiezza media del movimento nel piano sagittale è risultata di 20,7° prima dell’intervento, ed è migliorata fino a 28,3°, 34,3°, 33,3° e 33,3° a 3 mesi, 6 mesi, 1 anno e 2 anni, rispettivamente. A ogni successiva visita dopo l’intervento, il punteggio VAS medio risultava migliorato rispetto al punteggio VAS preoperatorio. Allo stesso modo, i punteggi FAAM e SF-12 sono migliorati, rispetto al punteggio preoperatorio, a 6 mesi e oltre. L’aumento dell’ampiezza di movimento è risultato correlato con un punteggio VAS inferiore nel preoperatorio e a un anno dopo l’intervento. Un aumento dell’ampiezza di movimento è risultato correlato con un punteggio ADL FAAM più alto a 3 mesi, 1 anno e 2 anni dopo l’intervento. I punteggi relativi al dolore si sono mantenuti positivi per tutti i due anni del follow-up.

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