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Obesità nelle malattie reumatologiche, la SIR evidenzia l’azione proinfiammatoria

Fino al 50% dei pazienti con artrite reumatoide e il 60% di quelli con artrite psoriasica presenta sovrappeso o obesità. Partendo da questo dato, la SIR Società Italiana di Reumatologia, in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, evidenzia come l’eccesso di peso per i pazienti reumatologici non è solo un problema meccanico di sovraccarico delle articolazioni, ma una condizione che può influenzare direttamente l’infiammazione e l’andamento delle malattie reumatologiche.

“Di fronte a questi numeri è fondamentale ridefinire l’approccio terapeutico in reumatologia, tenendo conto della variabile peso che può ‘interagire’ in diversi modi con le nostre malattie”, afferma il professor Andrea Doria, Presidente SIR

“La gestione del paziente reumatologico con obesità – aggiunge Roberto Caporali presidente eletto SIR – deve quindi prevedere un approccio bimodale: da un lato il controllo dell’infiammazione con le terapie specifiche, dall’altro un intervento strutturato sul peso corporeo. Il controllo del peso è essenziale e lo sta diventando sempre di più. Una modifica dello stile di vita, con una dieta corretta e attività fisica adeguata, può migliorare la risposta ai farmaci e ridurre il burden infiammatorio. È importante che i reumatologi parlino con i propri pazienti di questi aspetti: perdere peso non può più essere solo un elemento accessorio; deve diventare un preciso obiettivo di salute da raggiungere con un’adeguata strategia terapeutica”.

Il possibile ruolo dei nuovi farmaci anti-obesità

Sul fronte delle terapie si profila un possibile nuovo scenario con l’impiego dei farmaci di ultima generazione contro l’obesità. Le prime evidenze indicano che, oltre a favorire una significativa perdita di peso, potrebbero contribuire anche a un migliore controllo dell’infiammazione.

“Siamo ancora in una fase preliminare, – precisa Caporali – ma i segnali sono interessanti. In alcuni studi l’associazione tra terapia biologica e farmaco antiobesità ha mostrato un controllo dell’attività di malattia più marcato rispetto alla sola terapia reumatologica. Un risultato che fa ipotizzare un effetto non soltanto legato al dimagrimento, ma anche a una possibile azione diretta dei farmaci antiobesità su alcuni meccanismi immunitari coinvolti nelle malattie infiammatorie croniche”.

Serve però la cautela. “Ci vorranno studi più ampi, controllati e con un follow-up prolungato – conclude Caporali – per capire quanto questo beneficio sia stabile nel tempo e in quali pazienti possa trovare una reale indicazione. Per ora, la priorità resta il controllo dell’infiammazione con le terapie consolidate e la riduzione del peso attraverso stili di vita corretti”.