
Recidiva frequente nella vasculite crioglobulinemica dopo rituximab: dati a 5 anni
Porpora e precedenti esacerbazioni aumentano il rischio, mentre la terapia di mantenimento riduce le recidive precoci
Nei pazienti con vasculite crioglobulinemica (CryoVas) essenziale mista (EM) o correlata a malattie del tessuto connettivo (CTD), la recidiva è comune dopo la remissione indotta da induzione con rituximab (RTX) e corticosteroidi. Lo ha evidenziato un nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Rheumatology” da Claire Poggi, dell’Università di Lille, in Francia, e colleghi in cui quasi tre quarti dei pazienti coinvolti presentavano una recidiva entro cinque anni.
Si tratta di uno studio retrospettivo su 63 pazienti con CryoVas EM o CTD in remissione dopo una terapia a base di RTX, con un follow-up mediano di 58 mesi (IQR, 33-88 mesi).
I tassi di recidiva sono risultati del 23% a 1 anno, del 42% a 2 anni e del 71% a 5 anni dopo la riacutizzazione iniziale.
All’analisi univariata, i fattori associati alla recidiva erano la porpora (HR: 2,2; IC al 95%: 1,1-4,4; p= 0,02) e una precedente esacerbazione di vasculite (HR: 1,9; CI al 95%: 1,0-3,7; p= 0,04). La terapia di mantenimento è risultata associata a un minor rischio di recidiva precoce (HR: 0,3; IC al 95%: 0,1-0,9; p= 0,03), ma non di recidiva tardiva (HR: 2,0; IC al 95%: 0,7-5,7; p= 0,21).
All’analisi multivariata, i pazienti senza porpora o precedente esacerbazione sono rimasti a minor rischio di ricaduta rispetto a quelli con almeno uno dei due (HR: 3,6; IC al 95%: 1,6-8,2; p= 0,002). Il regime di mantenimento è risultato associato a un rischio inferiore di ricaduta precoce (HR: 0,3; IC al 95%: 0,1-0,9; p= 0,03).


