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Dolore neuropatico post-traumatico, patologia in attesa di un riconoscimento medico-legale

Il dolore neuropatico post-traumatico, patologia cronica, inclusa nell’ultima edizione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) colpisce migliaia di persone, molte delle quali vittime di incidenti stradali, infortuni sul lavoro, traumi sportivi. Pur essendo in molti casi una condizione invalidante, questa patologia, non avendo un riscontro obiettivo in lesioni rilevabili, non ha il giusto riconoscimento in termini medico-legali.

Lo sostiene NEVRA, un’associazione di medici e persone che soffrono di dolore neuropatico, che ha come missione promuovere il riconoscimento e la quantificazione del danno neuropatico in medicina legale. Obiettivo dell’associazione è superare la situazione attuale, in cui il dolore neuropatico viene considerato solo come un sintomo associato ad altre patologie e non è pienamente incluso nelle tabelle valutative dei danni, per garantire una maggiore giustizia nei risarcimenti delle vittime che hanno subito un danno neuropatico a seguito di evento traumatico quale ad esempio un incidente stradale.

Roberta Scarpellini, avvocato, fondatrice e presidente dell’associazione NEVRA sottolinea:

È inaccettabile che nel 2025 si debba ancora lottare per vedere riconosciuto un dolore che la scienza ha già ampiamente certificato. È vergognoso che le istituzioni non abbiano ancora imposto criteri medico-legali aggiornati per quantificare il danno derivante dal dolore neuropatico post-traumatico. È irresponsabile che si continui a scaricare tutto sulla soggettività del paziente, come se la sua sofferenza fosse un problema di percezione e non di realtà clinica.”

E aggiunge:

Serve una svolta. Servono linee guida che impongano strumenti diagnostici moderni per l’obiettivazione del dolore neuropatico, servono tabelle medico-legali che riconoscano la sua incidenza sulla qualità di vita, servono norme che garantiscano un risarcimento equo a chi ha visto la propria esistenza stravolta da un trauma che non si rimargina mai. E soprattutto, serve che la politica si svegli.”