Spesso le terapie farmacologiche e non farmacologiche a disposizione non sono sufficientemente efficaci per affrontare e gestire adeguatamente il dolore cronico.

l’urgenza di una terapia efficace anche a medio-lungo termine ha portato negli ultimi tempi a una ricerca e a uno sviluppo di nuove tecnologie per la medicina del dolore:”

spiega Alessia Violini, responsabile sezione Medicina del dolore e cure palliative della Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) intervenendo al recente Congresso nazionale Icare2022 che si è svolto a Milano, e aggiunge:

una maggiore comprensione dei segnali elettrici che nel sistema nervoso causano e mantengono il dolore cronico, nonché l’effetto che la stimolazione terapeutica provoca su questi segnali, sta portando allo sviluppo di nuovi approcci di neuromodulazione”.

Nuove tecnologie non invasive

Una delle ultime innovazioni in questo campo riguarda la possibilità di utilizzo di una tecnologia, che finora prevedeva l’inserimento di un elettrocatetere per via percutanea, con tecnologia totalmente non invasiva attraverso elettrodi superficiali che stimolerebbero in alta frequenza le fibre nervose in profondità e verosimilmente gli interneuroni inibitori del dolore.

tra le tecniche di neuro stimolazione non invasiva – prosegue la responsabile Siaarti della sezione medicina del dolore – ricordiamo inoltre la stimolazione transcranica a corrente continua che induce un flusso a bassa corrente attraverso le strutture cerebrali profonde per iperpolarizzare e quindi inibire dei target mirati”.

Inoltre, la recente implementazione delle tecnologie di telemedicina e teleconsulto, offrono nuove possibilità di migliorare fortemente la qualità dell’assistenza sanitaria.

grazie ai nuovi algoritmi di intelligenza artificiale – spiega Violini – si stanno studiando e mettendo a punto anche nel nostro Paese nuove terapie digitali e nuove app su sistemi talvolta indossabili per la gestione del dolore cronico, in cui il paziente diventa protagonista del suo percorso clinico”.

Ci sono però anche soluzioni di realtà virtuale a portata di mano. Racconta l’anestesista:

per le situazioni in cui il dolore cronico diventa difficile da gestire e i meccanismi fisiologici di modulazione risultano talmente alterati e complessi da sembrare intrattabili oggi si stanno sperimentando  applicazioni di realtà virtuale e realtà aumentata che, secondo gli ultimi lavori internazionali, sembrano ridurre efficacemente la sofferenza e il dosaggio dei farmaci, inclusi gli oppioidi, migliorando così la qualità di vita dei pazienti. Mentre alcune di queste tecnologie hanno già dimostrato la loro efficacia in letteratura molte sono ancora in fase di sperimentazione”.