L’Aifa ha autorizzato l’immissione in commercio di romosozumab, farmaco innovativo per il trattamento dell’osteoporosi severa nelle donne in post-menopausa ad alto rischio di frattura. Il farmaco appartiene alla categoria dei cosiddetti bone builder, caratterizzati da una forte stimolazione dell’attività osteoblastica, che si affianca a una capacità di ridurre la perdita di massa ossea.

Fabio Vescini, Endocrinologo dell’AOU Santa Maria della Misericordia Udine e coordinatore del gruppo per le patologie del metabolismo minerale e osseo dell’Associazione medici endocrinologi (AMD) ha dichiarato:

gli studi a disposizione confermano che il farmaco romosozumab, accostato ad un farmaco antiriassorbitivo, migliora la densità minerale ossea con risultati che si otterrebbero in circa sette anni di terapia con il solo antiriassorbitivo.

Gli endocrinologi esprimono però rammarico per il mancato accordo sulla rimborsabilità del farmaco.

In un convegno organizzato a dicembre da Fondazione Charta dal titolo “Open discussion sul valore delle nuove terapie farmacologiche nel trattamento dell’osteoporosi severa in donne in post-menopausa ad alto rischio di frattura” Achille Caputi, Professore ordinario Farmacologia, Università di Messina ha ricordato che:

nei pazienti con rischio molto elevato di rifrattura la terapia con farmaci ad attività anabolica o bone builder deve essere considerata di prima linea. Studi di comparazione tra farmaci anabolici/bone builder e anti-riassorbitivi suggeriscono inoltre di iniziare subito la terapia anabolica in questi pazienti ad alto rischio. Non solo, se confrontiamo i farmaci anabolizzanti con l’anticorpo anti-sclerostina, notiamo che quest’ultimo agisce molto prima ed in maniera molto più rapida con conseguente beneficio per i pazienti”.

 

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