L’affaticamento è un sintomo prevalente e persistente nell’artrite reumatoide (RA) in fase precoce, secondo uno studio pubblicato online su “Rheumatology” da Onosi Sylvia Ifesemen, dell’Università di Nottingham, nel Regno Unito, e colleghi. Gli autori hanno analizzato i dati demografici, clinici e di qualità di vita raccolti nell’Early RA Network (ERAN) includendo 1.236 soggetti (per il 67% donne; età media: 57 anni; durata media di malattia: 11 mesi).

L’affaticamento è stato misurato utilizzando la sottoscala della vitalità del Short Form Health Survey a 36-item, dove i valori più alti rappresentano una migliore qualità di vita. Le prevalenze al basale delle classificazioni dell’affaticamento sono state standardizzate per età e sesso. L’analisi statistica è stata condotta utilizzando la regressione lineare, la modellizzazione gerarchica della curva di crescita e la modellizzazione della traiettoria basata sul gruppo (GBTM).

I ricercatori hanno scoperto che i tassi di prevalenza standardizzati per età e sesso dell’affaticamento e dell’affaticamento grave erano del 44% e del 19%, rispettivamente. In tre anni e cinque occasioni di misurazione, il livello di affaticamento è cambiato poco. Sulla base della GBTM, sono stati identificati due sottogruppi: affaticamento (53 per cento) e nessuna affaticamento (47 per cento). L’appartenenza al gruppo affaticamento è stata predetta dal sesso femminile e dal dolore, dalla salute mentale e dalla capacità funzionale peggiore (area sotto la curva delle caratteristiche operative del ricevitore: 0,81). Il conteggio delle articolazioni gonfie e la velocità di eritrosedimentazione non erano significativamente associati all’affaticamento.

Secondo gli autori, i risultati dello studio mostrano quanto il sintomo sia prevalente e persistente nei soggetti con AR. Peraltro, si può ipotizzare che all’affaticamento persistente siano associati meccanismi centrali che si sommano alla modificazione della malattia infiammatoria. È quindi necessario identificare i soggetti con artrite reumatoide in fase precoce che necessitano interventi terapeutici specificamente mirati proprio a a questi meccanismi.

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