Non esistono prove di una relazione causale tra i livelli ematici di 25-(OH)D determinati geneticamente e l’artrite idiopatica giovanile (JIA), secondo quanto riferito in un articolo pubblicato sulla rivista “Arthritis Care & Research (Hoboken)” da Sarah Clarke, dell’Università di Bristol, nel Regno Unito, e colleghi.

Gli autori hanno voluto indagare il potenziale effetto causale della vitamina D sul rischio di JIA  – un tema su cui diversi studi osservazionali hanno fornito risultati tra loro discordanti – utilizzando il metodo della randomizzazione mendeliana (MR), in grado di limitare qualsiasi bias per fattori di confondimento e causalità inversa. Hanno perciò condotto un’analisi MR a due campioni in cui hanno usato dati di ampi studi di associazione sull’intero genoma (GWAS) di popolazioni europee, sia sui livelli ematici di 25-(OH)D (N= 443.734) e sia sulla JIA (N= 28.373).

Sono stati esaminati in particolare 69 polimorfismi di singolo nucleotide (SNP) associati alla vitamina D: i dati dell’analisi non mostrano alcuna prova che più alti livelli di 25-(OH)D previsti geneticamente fossero causalmente legati a un rischio ridotto per la JIA (odds ratio [OR]: 1.00; IC al 95%: 0,76-1,33). Inoltre, non esistono evidenze che possano supportare l’ipotesi che la JIA prevista geneticamente possa influenzare causalmente i livelli di 25-(OH)D. Secondo le conclusioni degli autori:

Sarebbe utile analizzare ulteriormente questi risultati con set di dati più ampi, etnicamente diversi e specifici per sottotipi. Inoltre, il ruolo della vitamina D nell’attività della malattia della JIA e quindi l’utilità della supplementazione di vitamina D come coadiuvante del trattamento, richiederebbero ulteriori indagini”.

 

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