I dati riguardano donne in post-menopausa che assumevano integratori di inosina

Nelle donne in postmenopausa, l’iperuricemia, indotta dalla supplementazione di inosina, non ha alcun effetto significativo sui marcatori di turnover osseo o sulla densità minerale ossea (BMD). È quanto sostengono in un articolo pubblicato su “Arthritis & Rheumatology” Nicola Dalberth dell’Università di Auckland, in Australia, e colleghi.

Studi condotti in passato hanno dimostrato una correlazione positiva tra livelli sierici di acido urico e BMD. In questo trial, della durata di 6 mesi, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, i ricercatori hanno incluso donne di 55 anni o più. Tutte le pazienti avevano una funzione renale normale, livelli sierici di acido urico inferiori a 0,42 mmol/L (7 mg/dL), ed erano in grado di partecipare alle visite di studio.

Le partecipanti sono state randomizzate a ricevere placebo o integratori di inosina per sei mesi. Gli endpoint co-primari erano i cambiamenti nei marcatori sierici di turnover osseo, tra cui il peptide N-terminale del procollagene-1 (P1NP) e il telopeptide β-C-terminale del collagene di tipo I (β-CTX).

Sono state incluse nell’analisi 120 donne di cui 60 che ricevevano integratori di inosina (età media: 68 anni). Durante il periodo di studio, è emerso un aumento significativo dei livelli sierici di acido urico dopo la somministrazione di integratori di inosina: alla settimana 26, le variazioni medie erano di 0,13 mmol/L (2,2 mg/dL) e 0,00 mmol/L nel gruppo inosina e placebo, rispettivamente.

A sei mesi, non c’era alcuna differenza significativa nei valori di P1NP o β-CTX tra i due gruppi. Inoltre, durante il periodo di studio, non è emersa alcuna differenza nella BMD total body, della colonna lombare o del collo femorale.

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